
Project Freedom, il flop di Trump: partite solo sei navi su 1600 bloccate a Hormuz. Tre attaccate
Leggi in app Project Freedom, il flop di Trump: partite solo sei navi su 1600 bloccate a Hormuz. Tre attaccate di Fabio Tonacci () L’operazione di “guida” delle imbarcazioni fuori dallo Stretto è stata sospesa dal...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Project Freedom, il flop di Trump: partite solo sei navi su 1600 bloccate a Hormuz. Tre attaccate di Fabio Tonacci () L’operazione di “guida” delle imbarcazioni fuori dallo Stretto è stata sospesa dal presidente Usa stanotte L'ascolto è riservato agli abbonati premium 06 Maggio 2026 Aggiornato alle 11:52 2 minuti di lettura Considerando le premesse (“un’operazione umanitaria necessaria”), i roboanti annunci (“guideremo fuori da Hormuz i cargo dei Paesi non coinvolti”) e le pubbliche minacce (“se gli iraniani attaccano le nostre navi, saranno spazzati via dalla faccia della Terra”), l’operazione Project Freedom, lanciata da Trump lunedì mattina e messa in pausa da Trump martedì sera, appare un fallimento. 600 imbarcazioni bloccate nello Stretto, tra petroliere, cisterne e portacontainer, solo sei sono ripartite.
Altre tre sono state attaccate. E, per la prima volta da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, gli Emirati Arabi sono di nuovo finiti nel mirino dei missili e dei droni della Repubblica islamica. Dati che, appunto, sono la cronaca di un fallimento.
I dettagli
Solo in parte mitigato dalla motivazione per cui Project Freedom è stata sospesa “per un breve periodo”: per dare spazio “ai notevoli progressi compiuti verso l’accordo di pace”, spiega il presidente americano, “visto il formidabile successo militare conseguito nel corso della campagna contro l’Iran”. In realtà il negoziato stava avanzando, seppur lentamente, già domenica, al momento del lancio a sorpresa dell’operazione. Teheran aveva appena ricevuto il no di Washington alla proposta in 14 punti e stava valutando la controproposta americana.
E Witkoff, l’inviato di Trump, diceva che, nonostante tutto, la trattativa andava avanti. Dunque, è difficile vedere un nesso positivo di causa-effetto con ciò che è accaduto nello Stretto nei due giorni in cui Freedom Project è stata attiva. I dati dicono questo.
Lunedì quattro navi hanno ripreso la rotta, secondo quanto riferito dalla società di analisi S&P Global Market Intelligence. Altri due vascelli commerciali sono passati martedì “con la scorta” della marina statunitense, ha fatto poi sapere il capo del Pentagono, Pete Hegseth. Uno di questi è di Maersk.
Cosa dicono gli esperti
Il New York Times scrive che il gigante danese dello shipping ha dato l’ok all’attraversamento dello Stretto a uno dei suoi cargo, battente bandiera americana, che è stato “protetto” dalle forze armate. Non risultano altri passaggi dopo martedì sera, come conferma Kpler, società che monitora il traffico marittimo. Nelle stesse 48 ore, una petroliera degli Emirati è stata attaccata (3 feriti tra l’equipaggio) e un cargo coreano ha preso fuoco.
L’Iran nega responsabilità, ma gli Stati Uniti ci vedono la mano dei pasdaran dietro ai due episodi, a cui se ne aggiunge un terzo, di cui si ha avuto notizia questa mattina: un portacontainer francese preso di mira martedì, anche qui con feriti tra i marinai. Project Freedom non ha funzionato.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





