
Repubblica delle idee 2026, la diretta. Sul palco Occhetto intervistato da Merlo.Poi Schlein, Prodi, Augias e Bellocchio
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Repubblica delle idee 2026, la diretta. Sul palco Occhetto intervistato da Merlo. Poi Schlein, Prodi, Augias e Bellocchio - a cura di Marco Bettazzi, Giorgio Burreddu, Sabrina Camonchia, Flavia Cappadocia, Emanuela Giampaoli, Caterina Giusberti, Micol Lavinia Lundari Perini, Alessia Ripani, Sara Scarafia, Gennaro Totorizzo Al via l’appuntamento che chiude la tre giorni a Bologna con i grandi nomi della politica e dello spettacolo 14 Giugno 2026 alle 11:08 1 minuti di lettura La politica, con Occhetto, Schlein e Prodi.
Il futuro della gen Z, con Matteo Lancini e Michela Marzano. Le firme di Repubblica, Ezio Mauro, Augias, Giannini e Caracciolo. E il cinema, con Bellocchio.
I dettagli
Poi il gran finale in piazza Maggiore con Ayane. Il programma giorno per giorno Registrati qui agli appuntamenti Il racconto della prima giornata Seguici sui social Facebook | Instagram | X |TikTok | Youtube 11:03 Occhetto: “Le critiche per la giacca marrone? Se avessimo vinto sarebbe andata benissimo” Merlo gli ricorda che nel dibattito televisivo con Berlusconi, gli venne criticata la giacca marrone.
“Se avessimo vinto le elezioni, la giacca marrone sarebbe andata benissimo – risponde Occhetto – è lì che inizia il populismo. Siamo passati dal discorso all’immagine, alla postura, Questa è la rivoluzione di Berlusconi, non più politica come scontro tra partito e programmi, ma tra immagine e postura, tra i leader. Occhietto accusa poi i giornalisti italiani di essere stati quasi tutti dalla parte di Berlusconi.
Merlo gli ricorda che siamo a Repubblica. “Non dico Repubblica di cui sono un lettore. Dopo l’Unita sono passato a Repubblica”.
Cosa dicono gli esperti
10:46 Occhetto: “Quest’anno il Pd mi ha fatto un regalo per il compleanno” “Per il mio compleanno, a marzo – dice subito Occhetto - il Pd ha fatto una cosa che non aveva mai fatto: la Schlein ha riconosciuto che senza la svolta della Bolognina non ci sarebbe stato né Ulivo e né Pd, Prodi deve ancora riconoscerlo. Tutto questo nasce da quell’atto in cui abbiamo capito rivisto il sistema politico italiano, non sarebbe stato possibile altrimenti”. Poi spiega come nacque la svolta: “Andai a Bruxelles su mandato del gruppo dirigente: dico che vogliamo entrare nell’Internazionale socialista, riconoscono che siamo socialisti democratici, ma ci chiedono di cambiare nome.
“È molto difficile” affermo io”: in quel momento il capo della socialdemocrazia mi mostra che stavano picconando il muro. Ma noi lo avevamo già in mente. Mi hanno accusato di aver messo fine al comunismo, ma con il comunismo ha chiuso Stalin, che ha fatto accordo con Hitler per spartirsi la Polonia.
Con la svolta ho salvato l’onore dei comunisti italiani”.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





