
Sinner si trasforma, Djokovic si conferma
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Seguici su Discover Sinner si trasforma, Djokovic si conferma di Claudio Giua Novak Djokovic () Jannik e Nole si ritrovano in semifinale a Wimbledon dopo le vittorie contro Struff e Auger-Aliassime 08 Luglio 2026 alle 00:16 2 minuti di lettura Si dice: chi fa trattative economiche o politiche dev’essere convesso con i concavi e concavo con i convessi. Ma lo sport è scontro, non trattativa, quindi non vale il consiglio sul convesso-concavo. Nel tennis, poi, la faccenda si complica: talvolta adattarsi all’avversario significa imitarlo per poi smontarlo.
Non tutti ci riescono, prima bisogna maturare e trasformarsi. A Wimbledon Jannik Sinner sta mostrando saggi di una nuova duttilità: due giorni fa ha preferito competere con il giapponese Shintaro Mochizuki su chi variava di più il gioco; oggi fa a botte da fondo campo con il tedesco Jan-Lennard Struff, uno che dispone di scarse alternative alla potenza dei colpi e alle discese a rete non sempre aiutate da volée all’altezza. Insomma, se all’epoca dei primi trionfi era un martello micidiale ma assai leggibile, adesso il numero 1 del mondo è un arnese multiuso di non immediata interpretazione.
I dettagli
Lo ha spiegato il suo coach Simone Vagnozzi: quando, un tempo, Jannik si procurava un quindici in un modo che gli dava sicurezza, poi tentava di ripetersi. Era la sua comfort zone. Funzionava nei match brevi, dove prendere subito il sopravvento diventa determinante, ma sulla distanza dei cinque set questa predisposizione all’interazione dava il tempo all’avversario di inventarsi contromisure efficaci.
Jannik Sinner Da qui la scelta di cambiare spesso per non farsi mai decifrare. La messa a punto della transizione verso la duttilità l’abbiamo percepita nel corso della formidabile serie di Masters 1000 vinti in primavera; adesso, sull’erba londinese, il nuovo Sinner, pur apparendo paradossalmente più fragile e talvolta più noioso, è in una fase ancora più avanzata della trasformazione. A seconda dell’avversario, la risposta al servizio è mobile, avanzata o arretrata, le discese a rete si moltiplicano, per accorciare gli scambi e risparmiare il fisico, oppure quasi s’azzerano (come oggi), la smorzata non è più il lampo occasionale ma un’arma di sistema, che apre il campo dopo un rovescio o un diritto che ha spinto l’avversario dietro la linea di fondo.
Tutto questo, quando e se serve: altrimenti, Jannik si presta volentieri alla gara di chi la tira più forte. Jan-Lennard Struff ha compiuto 36 anni in aprile. Gioca un tennis d’attacco: servizio pesante, dritto esplosivo, propensione a chiudere a rete.
Cosa dicono gli esperti
È considerato uno specialista del manto erboso. Il suo picco di qualità e risultati è recente: nel 2023 ha raggiunto a Madrid la prima finale in un Masters 1000, persa contro Carlos Alcaraz. Quella corsa l’ha proiettato verso il best ranking in singolare, a quota 21.
L’anno seguente, a 33 anni, ha conquistato il suo primo titolo ATP in singolare a Monaco di Baviera.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





