
Starmer, l’ora più buia. Ultime telefonate per resistere
Leggi in app Starmer, l’ora più buia. Ultime telefonate per resistere dal nostro corrispondente Antonello Guerrera Weekend cruciale per il premier: il ruolo della first lady sulla decisione finale. Per l’Observer...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Starmer, l’ora più buia. Ultime telefonate per resistere dal nostro corrispondente Antonello Guerrera Weekend cruciale per il premier: il ruolo della first lady sulla decisione finale. Per l’Observer probabili le dimissioni lunedì 21 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura LONDRA – Weekend con il morto, anzi, col moribondo.
Keir Starmer è barricato da venerdì nel suo bunker politico a Chequers, la remota e bucolica residenza di campagna dei primi ministri in Buckinghamshire. Secondo l’Observer, potrebbe dimettersi già domani. A quanto apprendiamo, è una furia.
I dettagli
Si sente tradito dall’ex sindaco di Manchester Andy Burnham, che vuole spodestarlo da Downing Street. Insieme all’amata e ascoltata moglie Victoria, la famiglia e i pochi amici che gli sono rimasti, vuole respingere l’assalto. Sta facendo circolare file che dipingono il “re del Nord” Burnham come un leader fragile, di facciata, il cui consenso è «già a picco nei sondaggi nazionali», nonostante la vittoria schiacciante di giovedì nell’elezione suppletiva di Makerfield, contro Farage e la destra.
I pretoriani del leader spargono il verbo: «Keir combatterà fino all’ultimo sangue. Abbiamo già 100mila sterline di budget per la campagna delle primarie. Di questo ne è convinto anche Starmer, soprattutto dopo una recente e catastrofica intervista dell’ex chierichetto cattolico Burnham alla su economia e politica estera.
Ciò nonostante il primo ministro abbia contro almeno cento deputati e forse ministri pesanti come Esteri, Interni e l’ex leader Ed Miliband all’Ambiente, che non gli risponde al telefono da giorni. Dal bunker, Starmer sta chiamando, uno a uno, ministri e parlamentari ancora sensibili alle sue parole. Ed è pronto a una lotta fratricida tra lui e Burnham, sebbene possa sbrindellare il Labour.
Cosa dicono gli esperti
Mission impossible, o quasi. Starmer avrebbe persino minacciato di dimettersi dal suo seggio londinese di Holborn, scatenando una crisi costituzionale, come un MacBeth qualsiasi. È la disperazione di un leader che ha sbriciolato il trionfo di soli due anni fa, per colpa della sua insipienza politica, del suo carisma minimale, della mancanza di visione e di errori che hanno leso gravemente la sua immagine, come la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore a Washington.
Paradossale, di fronte all’autorità che Sir Keir infonde in Europa su Difesa e politica estera. Starmer è un irriducibile cocciuto. Ma Burnham sta vincendo una guerra di logoramento.
Ha dato a Starmer il weekend per dimettersi, per lasciare “con onore” ed evitare un’umiliazione. Altrimenti, come anticipa il Sun on Sunday, lunedì arriverà in treno a Londra da Manchester e «scatenerà uno tsunami» di dimissioni nel governo e l’insurrezione nel gruppo parlamentare laburista. Fonti ci dicono che Burnham chiederà anche un incontro a Starmer, per l’ok corral finale di questa estenuante House of Cards britannica.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





