
Toy Story 5, tecnologia vs giocattoli, 'il vero super potere è la fantasia'
Al cinema dal 18 giugno e già in vetta al box office, Toy Story 5, l'ultimo gioiello della corona Pixar-Disney, racconta un'avventura mozzafiato ai bambini e dà una pacca sulla spalla agli adulti: 'non siete soli',...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Al cinema dal 18 giugno e già in vetta al box office, Toy Story 5, l'ultimo gioiello della corona Pixar-Disney, racconta un'avventura mozzafiato ai bambini e dà una pacca sulla spalla agli adulti: 'non siete soli', sembra dire. "Non dispensiamo una formula magica. A tutti voi che crescete figli in quest'epoca iper tecnologica diciamo solo: 'sappiamo che è dura'", sorride il regista Andrew Stanton, in un'intervista all'ANSA nel quartier generale dello studio a Emeryville, fuori San Francisco.
Il film va subito al sodo. "L'era dei giocattoli è finita. Venite a vederlo con i vostri occhi" urla un omino di latta dimenticato sotto un vaso in giardino all'inizio di questo quinto capitolo.
I dettagli
Una ripresa a volo d'uccello fotografa un crepuscolo su una qualunque periferia americana, con tante casette ordinate, silenziose, definite dalla luce azzurra degli schermi che filtra dalle camere di bambini incantati come zombie. A osservare questo malinconico isolamento, c'è Jessie, l'intrepida cowgirl paladina del gruppo di giocattoli che popola la serie: il cane con il corpo a molla, Mr. Potato, Rex, Forky e ovviamente l'astronauta Buzz Lightyear.
Appartengono tutti ancora a Bonnie: la bambina ama immaginare avventure con i suoi balocchi old-school come protagonisti. Non riesce però a fare amicizia con le coetanee, che si danno appuntamento e interagiscono solo attraverso i tablet. I genitori cedono e gliene comprano uno a misura di bambino e a forma di rana, il Lilypad.
Bonnie non lo molla più, gettando nello sconforto i suoi vecchi giochi, convinti che per lei servano amici in carne e ossa. Nel giro di pochi giorni, la piccola viene accettata nelle chat e invitata a casa delle compagne, ma poi è emarginata e presa in giro perché ancora affezionata alle sue bambole di pezza. Sarà l'intervento dei giocattoli in sella a una variopinta collezione di cavalli guidati da Jessie, Buzz e Woody (che ora vive in campagna con la fidanzata) a salvarla dalla spirale di solitudine.
Cosa dicono gli esperti
"Il tablet non è il villain di questo film. Lily ha ottime intenzioni. Sappiamo tutti che la tecnologia non sparirà.
La questione è come ci navighiamo dentro", riflette Stanton. Lilypad e alcuni suoi predecessori meno sofisticati, ma più buffi, trovano il modo di unire le forze con i vecchi amici di Bonnie. Sparare a zero su schermi e tecnologia sarebbe un bizzarro auto sabotaggio per la Pixar, che, dopotutto, è la società che Steve Jobs costruì durante la sua breve pausa da Apple.
Il primo Toy Story (1995) è stato il suo figlio primogenito e prediletto, che gli garantì una fortuna di 7,4 miliardi di dollari quando vendette la società alla Disney nel 2006. "Sono il perfetto esempio di genitore che ha sempre faticato a capire quando fosse il momento giusto per introdurre la tecnologia e come gestirla", confessa all'ANSA la produttrice Lindsey Collins.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





