
Usa e Iran cantano vittoria, il grande perdente è Netanyahu
Con il memorandum di Islamabad giunto finalmente alla firma, il conflitto tra Iran e Usa trova il primo importante passo verso la pace, e gli analisti si affrettano a valutare chi sia uscito vincitore e chi invece...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Con il memorandum di Islamabad giunto finalmente alla firma, il conflitto tra Iran e Usa trova il primo importante passo verso la pace, e gli analisti si affrettano a valutare chi sia uscito vincitore e chi invece sconfitto dall'intesa. L'accordo rappresenta sicuramente il risultato sperato dal presidente, per il quale la guerra si era ormai trasformata in un boomerang politico alla vigilia dell'appuntamento delle elezioni di midterm. Il tycoon ha cantato vittoria con la riapertura di Hormuz e la promessa che Teheran non avrà l'atomica, ma la situazione è ben più complessa: a differenza di quanto auspicato inizialmente dallo stesso Trump e dall'ala più intransigente dei repubblicani, il programma nucleare iraniano non è stato smantellato e sarà al centro dei difficili colloqui in programma per i prossimi 60 giorni.
E "con il regime ancora in piedi, quello che il presidente ha celebrato è il ripristino della situazione del 27 febbraio, il giorno prima dell'attacco di Israele e Stati Uniti all'Iran", ha sintetizzato il Washington Post. Buona parte degli analisti sembra concordare sul fatto che il regime degli ayatollah esca rafforzato dalla guerra, nonostante i vertici decimati e i danni alle infrastrutture militari. La Repubblica islamica ha incassato importanti aperture diplomatiche, come nel caso di un possibile allentamento delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati.
I dettagli
Secondo Teheran, gli Stati Uniti hanno poi riconosciuto la sovranità di Iran e Oman su Hormuz. Inoltre, il Paese conserva un significativo arsenale di missili e continua a detenere uranio arricchito. D'altra parte, la sigla del memorandum ha portato un tumulto nella costellazione di forze politiche del regime, con i fondamentalisti che hanno duramente criticato l'intesa, aprendo una spaccatura che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.
Il memorandum rappresenta indubbiamente una sconfitta per Netanyahu, che ha svolto un ruolo centrale nell'avvio della campagna militare contro l'Iran e ha tentato fino all'ultimo di far saltare l'intesa, con i bombardamenti a Beirut. L'accordo prevede infatti un cessate il fuoco in Libano che lega le mani alla campagna militare dell'Idf contro Hezbollah. E la de-escalation rafforza poi il regime iraniano - che Israele vuole smantellare - e i suoi rapporti con i Paesi del Golfo, spingendo lo Stato ebraico in un angolo geopolitico.
L'accordo rappresenta un importante successo diplomatico per Islamabad e Doha, mediatori tra Washington e Teheran per tutta la durata del conflitto, facilitando la comunicazione e contribuendo a colmare le profonde divergenze tra le due parti. La luce verde al memorandum porta loro prestigio nel panorama della diplomazia internazionale.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





