
Victor Willis dei Village People, il musicista diviso tra l'inno gay e la vicinanza a Trump
Leggi in app Victor Willis dei Village People, il musicista diviso tra l'inno gay e la vicinanza a Trump di Massimo Basile L’artista, morto a 74 anni, era stato criticato per aver concesso al presidente Usa l’utilizzo...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Victor Willis dei Village People, il musicista diviso tra l'inno gay e la vicinanza a Trump di Massimo Basile L’artista, morto a 74 anni, era stato criticato per aver concesso al presidente Usa l’utilizzo del brano “Ymca” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 01 Luglio 2026 alle 19:45 2 minuti di lettura New York - Victor Willis, morto a 74 anni, aveva trascorso la vita dentro un travestimento. Il casco del poliziotto, i baffi perfetti, la divisa lucida erano un gioco, la caricatura kitsch della mascolinità americana nata in un locale gay al Greenwich Village. Ma l'America ha un talento particolare nel prendere l'ironia e trasformarla in simbolo politico.
Così la voce leggendaria dei Village People che per decenni ha invitato milioni di persone a entrare nella Ymca, luogo di accoglienza e di fuga dalla solitudine per giovani uomini, è diventata la colonna sonora ai raduni di un presidente che promette muri, confini e repressione. È stato il gruppo ad annunciare la scomparsa del loro frontman con un comunicato pubblicato sui social, spiegando che Willis è morto dopo una “malattia breve ma aggressiva”. Village People, morto il frontman Victor Willis: l'esibizione a Washington per la vittoria di Trump Quando la notizia si è diffusa, molti si sono chiesti chi fosse dei personaggi della band: il nativo americano?
I dettagli
Lui era il poliziotto e, a volte, l’ufficiale della marina, in ogni caso il cantante principale, quello che un critico definì "l’unico musicista vero” della band, capace di portare sul palco passione e vibrazioni da gospel. Ma negli ultimi anni Willis era diventato un personaggio divisivo a causa della sua vicinanza con il presidente Donald Trump. “Era una persona straordinaria e allegra - ha scritto di lui su Truth il tycoon - era felice del fatto che usassi Ymca nei miei comizi”.
L’anno scorso Willis aveva provato a convincere i fan che non c’era nessun sostegno a Trump, ma poi la band aveva cantato “Happy birthday” e Ymca al segretario di Stato Marco Rubio durante un evento. Willis aveva minacciato querele ai media se avessero continuato ad associare il brano a un inno gay. Un giorno spiegò che, quando aveva scritto la canzone, alla fine degli anni 70, non pensava ci fossero attività omosessuali negli ostelli studenteschi.
() Nato in Texas e cresciuto a San Francisco, figlio di un ministro battista, era arrivato da giovane a New York per recitare in produzioni teatrali. Alloggiava all’Empire Hotel, nell’Upper East, vicino a un centro Ymca, diventato la sua base e quella che ispirò la canzone. L’idea dei Village People, invece, era venuta al compositore Jacques Morali e al producer discografico Henri Belolo, entrambi francesi, che si erano ritrovati nel ’77 in un locale gay del Greenwich Village quando notarono un barista vestito da nativo americano e uno da cowboy.
Decisero di fondare un gruppo che incarnasse gli stereotipi della mascolinità americana. A Willis proposero di diventare il frontman.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





