
Viola Ardone a Repubblica delle Idee: "Essere partigiani è una cosa bella"
Leggi in app Viola Ardone a Repubblica delle Idee: "Essere partigiani è una cosa bella" di Sara Scarafia La scrittrice riempie l’Arena del Sole: "Chi ha un ruolo pubblico deve dare voce a chi non ce l’ha" 13 Giugno 2026...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Viola Ardone a Repubblica delle Idee: "Essere partigiani è una cosa bella" di Sara Scarafia La scrittrice riempie l’Arena del Sole: "Chi ha un ruolo pubblico deve dare voce a chi non ce l’ha" 13 Giugno 2026 alle 18:39 1 minuti di lettura BOLOGNA – "Prendere posizione, essere di parte: per me essere partigiani è una cosa bella". Teatro strapieno per Viola Ardone nella seconda giornata di Repubblica delle Idee a Bologna. La scrittrice di Oliva Denaro, Il treno dei bambini, Grande meraviglia ha dialogato con Raffaella De Santis su un tema attualissimo e controverso: l’egemonia culturale.
Ma è parlando del prendere posizione - a partire dal dibattito scatenato dalle frasi di Francesco De Gregori, che ha detto che preferisce non intervenire sull’attualità - che ha strappato l’applauso più lungo, tra i tanti che hanno accompagnato l’incontro. «Mi hanno fatto male le parole di De Gregori, ma credo incarnino un po' la disillusione dei tempi, di chi a lungo ci ha creduto e ha scritto canzoni anche molto politiche. Io non credo che gli artisti, gli intellettuali, siano tuttologi; non credo che debbano intervenire su tutto.
I dettagli
Ma se un'idea ce l'hai e hai il privilegio di avere un microfono in mano, è importante usarlo per dare la parola anche a quelli che non ce l’hanno». Il terreno sul quale ci muoviamo, secondo Ardone, è scivoloso. E il rischio di una censura permanente è altissimo.
«Da Erri De Luca, al quale è stata revocata la prolusione al festival di Salerno, alla petizione contro Eshkol Nevo a Libro Possibile, io penso che ci siano paletti insormontabili: no a chi inneggia alla violenza, ai fascismi, a chi incita al genocidio. Ma per il resto non possiamo restringerci troppo perché sennò parte la caccia alle streghe. Io non sono d'accordo con De Luca ma bisogna stare attenti.
Magari lui avrebbe invece potuto prendersi quello spazio per spiegare». L'incontro ha un taglio molto particolare: l'egemonia culturale. Un tema che appassiona Ardone: oltre a scrivere romanzi lettissimi, è una voce sempre presente nel dibattito pubblico.
Cosa dicono gli esperti
"Quando Gramsci crea questa definizione siamo negli anni Venti, durante la dittatura. Inizia una riflessione su una cosa che non sa ancora cosa produrrà. Lui è stato preveggente.
Ci diceva molto prima del Dopoguerra che scuola e cultura avrebbero dovuto creare idee e valori condivisi. La democrazia, la giustizia sociale. L'egemonia in senso gramsciano era la creazione di questi principi da portare avanti".
"Gramsci viene citato dalla destra perché la definizione di egemonia è scivolosa e può essere interpretata come qualcosa di calato dall'alto, qualcosa di verticale e non orizzontale". Ardone cita il caso Venezi: «Ma è la verticalità crea questi casi. Non si può gestire la cultura dall’alto.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





