
“Aveva una macchina brutta, non aveva orologi, era ossessionato dal futuro: vi racconto il mio ex compagno Scaloni”
Leggi in app Seguici su Discover “Aveva una macchina brutta, non aveva orologi, era ossessionato dal futuro: vi racconto il mio ex compagno Scaloni” Intervista al ds del Catanzaro, Ciro Polito, che ha giocato...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Seguici su Discover “Aveva una macchina brutta, non aveva orologi, era ossessionato dal futuro: vi racconto il mio ex compagno Scaloni” Intervista al ds del Catanzaro, Ciro Polito, che ha giocato nell’Atalanta con il ct dell’Argentina 19 Luglio 2026 alle 05:00 1 minuti di lettura Nel suo passato italiano, tanta Lazio e un po’ di Atalanta, Scaloni ha giocato, ha vinto, ha perso, si è allenato, si è fatto amici, ha conquistato tanti compagni. “È uno che ti affascina, ragazzo vivo, intelligente, di compagnia”. Agli allenamenti, racconta Ciro Polito, oggi ds del Catanzaro ed ex Atalanta, l’attuale ct campione del Mondo si presentava non col macchinone di lusso, come ci si aspetta da un calciatore: “Macché non sa quanto lo prendevamo in giro, arrivava con una Zefira bianca, sembrava stesse sempre entrando un’ambulanza”.
Era quindi un ragazzo modesto? Non gli piaceva la bella vita, non andava per locali, non gli piacevano gli oggetti, non gli piacevano gli orologi, le cose firmate, non dava peso a cose materiali, non gli interessava niente. Sa cosa aveva in testa, l’unica che aveva?
I dettagli
Pensava sempre: cosa farò dopo il calcio. E si lamentava perché io non me ne preoccupavo. Mi diceva: ma come fai?
Parlava sempre di questo, anche perché era il 2013, era un po’ a fine carriera. E dire che il futuro lo ha accontentato, gli è andata bene. oddio, è andata bene a tutti e due, ma a lui meglio?
«Ho provato a cercarlo dopo il Mondiale vinto in Qatar per fargli i complimenti, ma non sono riuscito a rintracciarlo. Ma poi in quelle situazioni chissà quanti messaggi. A lui, poi, uno così posato».
Cosa dicono gli esperti
«So che sembra burbero, ma no, non lo è, da giocatore non lo era. Era chiacchierone, di compagnia, faceva discorsi negli spogliatoi anche perché era riconosciuto come leader, ma non era mai sopra le righe. Non organizzava mai serate, ma a quelle dei compagni argentini partecipava.
Direi che è un perfetto vicino di casa». Ha sempre voluto fare l’allenatore? «No, non parlava di quello, pensava a cosa fare dopo il ritiro e diceva: il calcio è la nostra vita.
Ma allora non aveva deciso di mettersi in panchina. anche perché ne facevamo tanta in quel periodo: sia io che lui non giocavamo mai».
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




