
Da 100$ a sotto 70$: UBS e JPM tagliano le previsioni prezzo Brent
Qualcosa di significativo si è mosso nei mercati energetici globali nelle ultime settimane. UBS ha rivisto al ribasso le sue previsioni prezzo Brent, segnalando che il recupero dell’offerta petrolifera mediorientale sta...
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Uno sviluppo di rilievo scuote i mercati delle criptovalute. Qualcosa di significativo si è mosso nei mercati energetici globali nelle ultime settimane. UBS ha rivisto al ribasso le sue previsioni prezzo Brent, segnalando che il recupero dell’offerta petrolifera mediorientale sta procedendo più velocemente e con maggiore solidità di quanto la banca si aspettasse solo poche settimane fa. Un cambio di rotta netto, che vale la pena analizzare con attenzione.
Punti chiave UBS aveva previsto il Brent intorno a 100 dollari al barile a maggio 2026, in piena escalation del conflitto; ora ha tagliato quella proiezione. Il WTI crude è sceso del 4,4% il 24 giugno, portandosi appena sotto i 70 dollari al barile. Un framework di accordo USA-Iran è stato annunciato intorno al 15 giugno, riducendo i timori di interruzione delle forniture; il Brent è crollato di oltre il 5% in una sola seduta.
Dinamiche di mercato
Il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, che gestisce circa il 20% del commercio marittimo globale di petrolio, ha ripreso a normalizzarsi. Morgan ha anch’essa tagliato le previsioni sul Brent per la seconda metà del 2026, confermando la direzione generale del mercato. UBS rivede al ribasso le previsioni sul prezzo del Brent A maggio 2026, con il conflitto USA-Iran nel pieno dell’escalation, UBS aveva alzato le stime sul Brent fino ad approssimativamente 100 dollari al barile.
La logica era lineare: lo Stretto di Hormuz sotto pressione, le forniture a rischio, i mercati in preda all’incertezza geopolitica. Poi lo scenario è cambiato. In modo rapido, e in modo abbastanza durevole da spingere la banca a tornare sui propri passi.
Proiezioni elevate durante il conflitto e successiva correzione La revisione di UBS non è una piccola correzione tecnica: è un segnale istituzionale rilevante. Quando una grande banca che a maggio proiettava greggio a tre cifre ritira quella stima già a giugno, il messaggio implicito è chiaro — il recupero dell’offerta è reale, non temporaneo. Il WTI crude ha perso il 4,4% il 24 giugno, scivolando a poco meno di 70 dollari al barile, cancellando i guadagni accumulati dall’inizio del conflitto.
Impatto sui mercati
Il Brent, che durante la fase più acuta aveva oscillato in proiezioni tra 80 e 120 dollari, si è stabilizzato su livelli sensibilmente più bassi man mano che le condizioni di offerta si normalizzavano. Morgan ha fatto lo stesso, tagliando le sue previsioni sul Brent per la seconda metà del 2026, un segnale che la revisione al ribasso non è una posizione isolata di UBS ma riflette un consenso istituzionale in formazione. Sviluppi geopolitici che hanno cambiato il quadro Il vero punto di svolta è arrivato intorno al 15 giugno, quando è stato annunciato un framework di accordo tra Stati Uniti e Iran.
In risposta, il Brent ha ceduto più del 5% in una sola seduta, fermandosi in area 82,84 dollari. Il conflitto USA-Iran e le trattative per la tregua Dall’inizio delle ostilità, il punto di pressione principale per i mercati energetici era lo Stretto di Hormuz: un passaggio stretto che gestisce circa il 20% del commercio marittimo mondiale di petrolio. La sua quasi-chiusura aveva innescato la spirale speculativa sui prezzi.
L’annuncio del framework negoziale ha ridotto i timori di interruzione delle forniture in modo immediato e misurabile. Non è ancora un accordo definitivo — è esattamente questo il punto su cui vale la pena restare cauti — ma il mercato ha già prezzato il cambio di direzione. Recupero del traffico nello Stretto di Hormuz Parallelamente all’avanzare dei negoziati, il traffico di petroliere nello Stretto ha ricominciato a crescere.
I mercati delle criptovalute seguono da vicino questo sviluppo, mentre gli investitori valutano il potenziale impatto sui prezzi.




