
Faccia a faccia Burnham-Starmer: sulla Difesa è già scontro aperto
Leggi in app Faccia a faccia Burnham-Starmer: sulla Difesa è già scontro aperto dal nostro corrispondente Antonello Guerrera Un’ora di colloquio, ieri, tra il premier uscente e l’uomo che lo ha spodestato. E che...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Faccia a faccia Burnham-Starmer: sulla Difesa è già scontro aperto dal nostro corrispondente Antonello Guerrera Un’ora di colloquio, ieri, tra il premier uscente e l’uomo che lo ha spodestato. E che potrebbe insediarsi già il 17 luglio L'ascolto è riservato agli abbonati premium 24 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura LONDRA – Almeno, pare che non si siano presi a parolacce. Ieri Keir Starmer e Andy Burnham si sono incontrati, per la prima volta dal golpe politico dell’ex sindaco di Manchester contro il primo ministro, ancora in carica per qualche settimana.
Non a Downing Street, per carità, Sir Keir non avrebbe mai accolto colui che lo scorso weekend si narra abbia chiamato «traditore», ma in campo neutro. Località sconosciuta, ma i consiglieri dei due rivali raccontano che «Keir e Andy hanno parlato per oltre un’ora». E gli argomenti di certo non mancavano.
I dettagli
Perché il passaggio di testimone tra i due è iniziato. Ma gli scogli sono tanti. Innanzitutto, la Difesa, su cui Starmer e Burnham sono arrivati allo scontro.
Il premier uscente vuole pubblicare nei prossimi giorni l’agognato “Defence Investment Plan”, dopo i tira e molla con il Tesoro che alla fine, due settimane fa, avevano provocato le dimissioni del ministro della Difesa John Healey e di quello per la Forze Armate Al Carns, indignati dalla «mancanza di fondi per la sicurezza nazionale». Ma il premier in pectore non ci sta, perché non vuole farsi legare le mani su spese militari miliardarie ancor prima di insediarsi a Downing Street. È un muro contro muro.
Perché Starmer non si smuove di un millimetro. Vuole pubblicare il Piano per la Difesa prima del cruciale vertice Nato di Ankara, il prossimo 7 luglio. Umiliato in patria, Sir Keir è invece lodato dagli alleati europei; almeno in campo internazionale non vuole rovinarsi l’onore, e poi non può presentarsi a mani vuote da Donald Trump, che ai membri dell’Alleanza ha chiesto di aumentare le spese militari al 3,5% del Pil entro il 2035.
Starmer ha ridotto le sue ambizioni per non affettare il welfare (di qui le dimissioni di Healey e Carns), ma il Plan è meglio di niente. «Completeremo tutto tra qualche giorno», assicura il ministro della Difesa Dan Jarvis, parlando al think tank Rusi. Burnham e i suoi, invece, non ci stanno: «Questo è un governo dimissionario, a che titolo impone le spese future del prossimo esecutivo?
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





