
Hoffman smonta la strategia AI di SpaceX: ‘Compra credibilità, non innova’
Reid Hoffman ha le idee chiare su SpaceX e sull’intelligenza artificiale. E la sintesi non è lusinghiera: la strategia AI di SpaceX, a suo avviso, non è vera innovazione tecnologica ma una corsa agli acquisti per...
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Una notizia importante fa rumore nell’ecosistema blockchain. Reid Hoffman ha le idee chiare su SpaceX e sull’intelligenza artificiale. E la sintesi non è lusinghiera: la strategia AI di SpaceX, a suo avviso, non è vera innovazione tecnologica ma una corsa agli acquisti per comprare credibilità in un settore dove non si eccelle. Un giudizio netto, arrivato nel corso di una conversazione con Rana el Kaliouby nel podcast Pioneers of AI, da parte di uno degli investitori più rispettati della Silicon Valley — fondatore di LinkedIn, ex membro del consiglio di amministrazione di Microsoft per oltre un decennio, investitore di riferimento sia in Anthropic che in OpenAI.
Punti chiave Reid Hoffman afferma che SpaceX non è una società AI: il suo ruolo nell’intelligenza artificiale si limita al leasing di infrastrutture e all’acquisizione di aziende, non allo sviluppo di modelli fondazionali. Entro maggio 2026, tutti e 11 i cofondatori originali di xAI avevano lasciato l’azienda — un segnale di instabilità strutturale difficile da ignorare. Il governo degli Stati Uniti ha emesso un ordine di controllo alle esportazioni l’11 giugno 2026, sospendendo l’accesso straniero ai modelli Fable e Mythos di Anthropic.
Dinamiche di mercato
Reflection AI pagherà SpaceX 150 milioni di dollari al mese a partire dal 1° luglio 2026, in un accordo complessivo da fino a 6,3 miliardi di dollari per l’accesso ai chip Nvidia GB300 nel data center Colossus 2. Hoffman vede spazio per il successo simultaneo di Anthropic e OpenAI in segmenti di mercato distinti, e consiglia alla Gen Z di abbracciare l’AI come opportunità di carriera. Le critiche di Reid Hoffman alla strategia AI di SpaceX e xAI SpaceX non è una società di intelligenza artificiale.
È questo il verdetto di Hoffman, formulato senza mezzi termini. Il ragionamento è preciso: quotarsi in borsa il 12 giugno 2026 ponendo l’AI al centro della narrativa dell’IPO, e poi acquisire Cursor — lo strumento di coding AI — nei giorni immediatamente successivi, non equivale a costruire una competenza autentica nel settore. Equivale a comprarsela.
“Si può quasi pensarla come la IAC dell’AI”, ha detto Hoffman, evocando la strategia di acquisizioni seriali di Barry Diller nell’era di internet. “Usi la capitalizzazione di mercato per comprare aziende AI e cerchi di comprarti la rilevanza. ” Il parallelo è tagliente: IAC aggregava asset digitali senza costruire una vera piattaforma tecnologica originale.
Impatto sui mercati
Hoffman suggerisce che SpaceX stia facendo la stessa cosa. Sul fronte del business delle infrastrutture di calcolo — che SpaceX ha trasformato in un’attività commerciale affittando capacità di chip AI ad aziende esterne come Anthropic, Google e ora Reflection AI — la valutazione è altrettanto lapidaria. “Sei un CoreWeave a prezzi premium.
Il che non è una società AI. ” Un fornitore di infrastrutture cloud, per quanto strategicamente rilevante, non è la stessa cosa di un laboratorio che sviluppa modelli fondazionali. xAI: quando i fondatori se ne vanno tutti Se la critica a SpaceX era scettica, quella a xAI è direttamente distruttiva.
Hoffman ha descritto la società di Elon Musk come “un disastro completo” — un giudizio che Musk stesso avrebbe in qualche modo avallato nelle sue stesse dichiarazioni pubbliche, secondo Hoffman. I dati supportano l’analisi: entro maggio 2026, tutti e 11 i cofondatori originali di xAI avevano abbandonato l’azienda. Le uscite sono cominciate sul serio a febbraio, quando Tony Wu — considerato uno dei cofondatori più centrali dal punto di vista operativo — ha annunciato le dimissioni.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.




