
Il drone killer che immortala le vittime
Leggi in app Il drone killer che immortala le vittime di Gianluca Di Feo La nuova frontiera dell'orrore: robot assassini fissano i volti dei soldati nell'attimo in cui capiscono di essere condannati 02 Luglio 2026 alle...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Il drone killer che immortala le vittime di Gianluca Di Feo La nuova frontiera dell'orrore: robot assassini fissano i volti dei soldati nell'attimo in cui capiscono di essere condannati 02 Luglio 2026 alle 17:00 5 minuti di lettura Sono disperati o rassegnati, beffardi o terrorizzati, infuriati o allucinati. Sono centinaia e centinaia, aumentano ogni giorno. Tutti con gli occhi fissi verso la macchina che li sta per uccidere.
E che con spietata freddezza tecnologica documenta il loro ultimo attimo di vita: attraverso quei volti immortala il baratro in cui sta precipitando l’umanità. Perché la guerra dei droni ci consegna una testimonianza angosciante: filma le vittime negli istanti finali. È una caratteristica dei robot killer che dilagano sui campi di battaglia: i piccoli quadricotteri a basso costo e alta letalità che a migliaia infestano il cielo della prima linea ucraina ma si stanno diffondendo ovunque, dall’Africa all’America Latina.
I dettagli
Sono chiamati FPV, che sta per First Person View: chi li manovra da chilometri di distanza usa occhiali in cui vede tutto quello che viene ripreso dalla telecamera nel muso dell’ordigno. È l’identico sistema dei videogiochi da poltrona. Non a caso, incentiva l’arruolamento di una leva di cecchini-ragazzini che passano dalla playstation al fronte, dalla realtà virtuale alla carneficina reale.
Il drone è il sicario meccanico; loro sono mandanti che ordinano il delitto spingendo un tasto sulla console. E lo fanno fissando negli occhi la persona che viene ammazzata. Non conosciamo lo sguardo del carnefice, ma quelli delle vittime restano nella memoria informatica.
Spesso russi e ucraini li pubblicano online, inondando i social di una galleria macabra in cui la ferocia viene esibita. Di più, ci sono vere competizioni tra i dronisti in cui si conquistano punti per ogni tipo di nemico abbattuto, con un premio per i migliori sterminatori: esattamente come nei videogame. “Kill for points” - “Uccidere per fare punti” - è il titolo di un volume che raccoglie queste immagini.
Cosa dicono gli esperti
Sono 444 pagine atroci, aperte dal ritratto di un pilota ucraino e di uno russo: entrambi giovanissimi, in posa a volto coperto. Perché l’omicidio a mezzo drone garantisce l’anonimato e l’impunità, anche quando si fanno a pezzi i civili. Poi c’è una processione interminabile di oltre duecento esseri umani ripresi nell’istante in cui comprendono di non avere più scampo.
Sono foto tratte da video e quindi quasi sempre sfocate: riportano alla mente quelle famose di Robert Capa sulla spiaggia di Omaha Beach crivellata dalle mitragliatrici tedesche. Capa ha realizzato uno scatto indimenticabile durante la guerra di Spagna: il miliziano che cade colpito da un proiettile, celebrato come icona della follia bellica. E Tony Vaccaro, soldato americano che in prima linea teneva la reflex assieme al fucile, ha colto una scena altrettanto forte nei boschi delle Ardenne.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





