
Istat, nell'industria 700 mila lavoratori in meno dal 2007
L'industria italiana ha perso quasi 700 mila lavoratori, tra il 2007 e il 2024. Lo rileva l'Istat nel Rapporto annuale analizzando le unità lavorative annue (Ula). La manifattura ha registrato un calo della propria...
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. L'industria italiana ha perso quasi 700 mila lavoratori, tra il 2007 e il 2024. Lo rileva l'Istat nel Rapporto annuale analizzando le unità lavorative annue (Ula). La manifattura ha registrato un calo della propria forza lavoro del 16,9%, con una riduzione concentrata nel comparto tessile-abbigliamento dove ci sono 235 mila lavoratori in meno, pari a quasi il 40%.
Gli altri settori più esposti sono altri comparti tradizionali come industria del legno, della lavorazione dei minerali non metalliferi, degli articoli di gomma e materie plastiche, maggiormente esposti alla concorrenza delle economie emergenti. Cali di occupazione hanno contraddistinto anche il commercio (-300 mila) e la pubblica amministrazione (oltre 225 mila). Altre attività hanno visto una crescita totale di poco meno di 2 milioni di lavoratori: quasi mezzo milione nella sanità e assistenza sociale e oltre 400 mila sia nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, sia nei servizi di alloggio e ristorazione).
I dettagli
Complessivamente il saldo è stato positivo di circa 600mila ma con una profonda riallocazione settoriale del lavoro. La tesi dell'Istat è che l'Italia non abbia soltanto perso occupazione industriale: ha cambiato struttura produttiva. Una quota significativa del lavoro si è spostata dalla manifattura verso servizi ad alta intensità di lavoro ma con una crescita della produttività modesta o addirittura negativa.
Questo ha sostenuto l'occupazione complessiva, ma ha contribuito a mantenere debole la crescita della produttività.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




