
Koinè, il ristorante fatto con le storie dei migranti
Un ristorante per creare piatti unici mischiando sapori tipici di cucine diverse. E al tempo stesso un laboratorio, nel quale costruire conoscenza, competenza, autonomia. Si chiama 'Koiné Hostaria' ed è il ristorante...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Un ristorante per creare piatti unici mischiando sapori tipici di cucine diverse. E al tempo stesso un laboratorio, nel quale costruire conoscenza, competenza, autonomia. Si chiama 'Koiné Hostaria' ed è il ristorante realizzato all'interno di un Centro di Accoglienza Straordinaria, gestito dai migranti ed aperto al pubblico: è stato inaugurato agli Altipiani di Arcinazzo, al confine tra le province di Frosinone e Roma.
L'idea nasce dalla direttrice Angela Ferri e da Marco Macis, gestori del Centro di accoglienza Traiano Imperatore. A curare la ristorazione è lo chef Alessandro Marsili coadiuvato dai due cuochi del centro, Roger Bangoura Alain e Luciano Celletti. "Aprire un ristorante all'interno di un Centro di Accoglienza e proporlo al pubblico rappresenta un cambio di paradigma - spiega Marco Macis - L'immigrazione non può essere affrontata solo come un'emergenza da gestire ma anche come un'opportunità di crescita per il territorio e di inclusione.
I dettagli
Il lavoro è il punto di partenza: restituisce dignità, favorisce l'autonomia e trasforma l'accoglienza in un percorso concreto di integrazione. È così che si costruisce una società più inclusiva, capace di valorizzare le persone e le loro competenze". Il nome Koinè non è una scelta casuale: era la "lingua comune", quella capace di unire popoli e culture diverse attraverso la comunicazione, spiega la dottoressa Barbara de Simone, docente di Lingua Italiana nel centro di accoglienza e tra gli ideatori del progetto.
Koinè, il ristorante fatto con le storie dei migranti "Nel nostro ristorante quella lingua comune è l'armonia dei sapori dei nostri piatti: un linguaggio universale che supera le differenze e favorisce l'incontro, il dialogo e la condivisione", osserva. In quella struttura vengono ospitati ragazzi protetti su scala internazionale perché perseguitati nei loro Paesi di origine. Storie diverse, sofferenze diverse: che però si scontrano con la diffidenza comune: "Il ristorante contribuisce a superare l'immagine stereotipata del centro di accoglienza come un luogo chiuso o potenzialmente conflittuale, trasformandolo in uno spazio di incontro interculturale", sottolinea la dottoressa Ferri.
"Aprire le porte di questa attività significa promuovere la massima trasparenza nella gestione del centro e favorisce un rapporto diretto con il territorio. Solo attraverso la conoscenza reciproca e la condivisione degli spazi è possibile abbattere pregiudizi e diffidenze, costruendo un dialogo autentico tra la comunità e gli ospiti della struttura". Il ristorante è aperto solo il venerdì, il sabato e la domenica e solo su prenotazione.
È concepito come un viaggio fatto di persone, culture e storie di migrazione.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





