
Morte avvelenate, Gianni e Alice Di Vita di nuovo in questura
Per l'ennesima volta padre e figlia convocati in questura. Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, al lavoro per risolvere il 'giallo di Pietracatella', hanno richiamato oggi padre e figlia, Gianni e Alice...
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Per l'ennesima volta padre e figlia convocati in questura. Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, al lavoro per risolvere il 'giallo di Pietracatella', hanno richiamato oggi padre e figlia, Gianni e Alice Di Vita. Di nuovo sentiti per ore come testimoni.
Sono arrivati insieme intorno alle 15. 30, entrando da un ingresso secondario per evitare telecamere e giornalisti. E' stata sentita prima Alice, che infatti ha lasciato gli uffici della Polizia nel tardo pomeriggio.
I dettagli
Poi è toccato al padre. Nulla trapela al momento sui contenuti delle deposizioni, ma è evidente che le nuove convocazioni sono legate a nuovi elementi raccolti in queste settimane dagli investigatori. Intanto, sempre in questura a Campobasso, proseguono le operazioni, iniziate venerdì scorso, per l'estrazione dei dati dai dispostivi elettronici sequestrati dalla casa della famiglia Di Vita a Pietracatella.
Gli esperti informatici hanno terminato il lavoro sui due smartphone appartenuti ad Antonella Di Ielsi e a sua figlia Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina dopo Natale, e proseguono ora sugli altri apparecchi. L'impressione è che i tempi per arrivare a una svolta nelle indagini potrebbero essere ancora lunghi. Lo confermano la nuova proroga di un mese concessa per la consegna degli esiti delle autopsie (non più entro questa settimana, ma a fine giugno) e soprattutto l'incarico appena conferito dalla procura di Larino al professor Carlo Locatelli e al professor Daniele Merli.
Proprio tra due giorni, giovedì alle 14. 30, sempre in questura a Campobasso, i due esperti riceveranno formalmente l'incarico di collaborare alle indagini. Il lavoro di Locatelli dunque, dopo avere scoperto al 'Maugeri' di Pavia la ricina nel sangue delle vittime, non è finito.
Una scelta, questa, motivata dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, con l'opportunità di ampliare il collegio dei consulenti tecnici con uno specialista tossicologo e uno specialista chimico forense. Questo perché bisogna procedere ad accertamenti tecnici non ripetibili in merito alla "compatibilità delle risultanze autoptiche con ingestione di ricina, con l'esame dei reperti sequestrati o acquisiti, e il cui stato può essere soggetto a modificazione con il decorso del tempo, stante la marcata degradabilità". L'inchiesta per duplice omicidio premeditato è ancora contro ignoti, mentre cinque medici che si occuparono di madre e figlia nelle ore precedenti ai decessi restano indagati per omicidio colposo.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





