
Non sparate sul povero Flavio (né su Jasmine)
Leggi in app Seguici su Discover Non sparate sul povero Flavio (né su Jasmine) di Claudio Giua La rubrica Monday’s Net 08 Luglio 2026 alle 20:16 3 minuti di lettura Fuori Cobolli, fuori Paolini. In semifinale a...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Seguici su Discover Non sparate sul povero Flavio (né su Jasmine) di Claudio Giua La rubrica Monday’s Net 08 Luglio 2026 alle 20:16 3 minuti di lettura Fuori Cobolli, fuori Paolini. In semifinale a Wimbledon approda dunque solo Sinner. Vi do subito un argomento da usare con gli hater che si stanno già scatenando contro Flavio sui social e nei commenti online: il 5 giugno 2018 Marco Cecchinato sconfisse Novak Djokovic per raggiungere la semifinale del Roland Garros, oggi Nole è uno che a quasi quarant’anni è in gara per vincere il venticinquesimo slam mentre il palermitano deve arrabattarsi nei Challenger.
Dunque, nessun panico, una sconfitta nei quarti di finale (seppure quasi umiliante: 6-3 7-6 6-0) ci sta: bisogna però che il ragazzo del TC Parioli lavori su sé stesso per evitare che questi passaggi a vuoto si rivelino delle Caporetto. Diverso il discorso su Jasmine, che s’arrende a un’avversaria, Marta Kostyuk, al momento fortissima: a mio giudizio, è lei la più accreditata a prendersi i Championships 2026. La lucchese non deve rimproverarsi nulla per il 6-3 6-2 subito oggi, da qui deve continuare in serenità il cammino che potrebbe riportarla presto tra le Top 10.
I dettagli
La prendo da lontano. A volte sono assalito da dubbi che mi vergogno perfino a confessare, tipo: Arthur, a casa, lo chiamavano con il th pronunciato come nella parola think, l’accento sulla prima sillaba e la seconda debole? O invece, alla francese, con la r arrotata in gola, la th che diventa una semplice t, la u chiusa e l’accento sulla seconda sillaba?
Così, per capire se prevalgono, linguisticamente, i luoghi dove Fery è cresciuto, ossia i dintorni di Wimbledon, oppure le origini sul lato continentale della Manica di mamma Olivia Gravereaux, già numero 225 WTA nel 1991, e papà Loïc, imprenditore e finanziatore di successo globale, creatore del fondo Chenavari e poi proprietario della squadra di calcio FC Lorient. Non ho risposte, per ora, chiederlo ai genitori, presenti separatamente sulle tribune della Centre Court, è impossibile in una giornata per loro indimenticabile. So invece che, qui, Cobolli lo chiamano esclusivamente con il nome di battesimo, tendendo a trasformare la a in e: per dire, in coda al Media Restaurant, a pranzo, due ragazze con gli occhi brillanti si raccontavano quanto a Flævio piaccia la pasta, “even if not well cooked”.
Chissà chi gliel’ha detto. I due classe 2002 si conoscono poco: nell’unico precedente, nel primo turno degli Australian Open nel gennaio scorso, Arthur aveva vinto in tre set, ma quella volta il romano aveva patito un serio problema gastrointestinale: s’era scaldato regolarmente, poi in campo fu assalito da un dolore intenso. Raccontò di aver preso delle pillole, di non aver lasciato il campo per la toilette a causa delle regole, perdendo molti liquidi e ritrovandosi a corto di energie.
Nel terzo set chiamò il fisioterapista ma ormai la frittata era fatta. Oggi Flavio sta bene, almeno fisicamente.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





