
Patrimoniale, quell’invincibile tabù italiano
Leggi in app Patrimoniale, quell’invincibile tabù italiano di Massimo Giannini Elly Schlein (agf) L'ascolto è riservato agli abbonati premium 06 Giugno 2026 alle 00:01 4 minuti di lettura In un’Europa normale — tra...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Patrimoniale, quell’invincibile tabù italiano di Massimo Giannini Elly Schlein (agf) L'ascolto è riservato agli abbonati premium 06 Giugno 2026 alle 00:01 4 minuti di lettura In un’Europa normale — tra guerre, crisi energetiche e sistemi di welfare minacciati dall’inverno demografico e dalla penuria di risorse pubbliche dirottate altrove — non fuggiremmo spauriti davanti al tabù della tassa sui grandi patrimoni: l’avremmo già fatta. La famigerata “patrimoniale” è come la linea dell’alta tensione: chi la tocca, muore. È e resta la parola che, solo a evocarla, ti fa perdere le elezioni prima ancora di sapere quando si tornerà al voto.
Dagli armadi della sinistra rispuntano fuori antichi scheletri: Visco che a fine 1995 rilancia la tassazione dei Bot al 12,5%, Bertinotti che nel 2006 lancia la campagna “Anche i ricchi piangano”, Padoa-Schioppa che nel 2007 dice in tv “le tasse sono una cosa bellissima”. Dai cassetti della destra riemergono i soliti slogan: meno tasse per tutti, non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani. E via così, fino alla successiva fiammata polemica, buona giusto per animare un paio di talk-show.
I dettagli
Eppure, non passa giorno senza che non ci piovano addosso le cifre di una disuguaglianza sempre più insopportabile. Le ultime arrivano dalla Banca d’Italia: il 10% delle famiglie detiene il 60,6% della ricchezza nazionale, mentre la metà meno abbiente ne detiene solo il 7,2. Cos’è questo, se non è uno scandalo sociale e fiscale?
Ci indigniamo tutti, quando leggiamo che Elon Musk ha una ricchezza personale di 839 miliardi e paga due spicci di tasse perché ha pochi redditi e molte stock option. 000 miliardari del pianeta pagano imposte per lo 0,3% della loro ricchezza. Che Giovanni Ferrero re della Nutella ha un patrimonio 700.
000 volte più grande del reddito di un contribuente medio. Che nel Belpaese la rendita immobiliare è tassata al 10%, le plusvalenze azionarie al 26 e il lavoro dipendente al 43. E ci arrabbiamo ancora di più, quando scopriamo che i salari reali hanno perso l’8% del potere d’acquisto mentre il tasso di profitto è arrivato al 44.
Cosa dicono gli esperti
Che i poveri assoluti sono ormai 6 milioni. Che nelle liste d’attesa della sanità pubblica più di 2 milioni di cure sono in ritardo di centinaia di giorni. Che nella scuola primaria solo 2 bambini su 5 hanno accesso al tempo pieno mentre gli stipendi degli insegnanti sono inferiori del 33% alla media Ocse.
È la macabra contabilità dell’ingiustizia, e sarebbe sufficiente a giustificare una riflessione collettiva: se pochi hanno tantissimo, e molti hanno poco, sarebbe logico riscrivere il patto sociale chiedendo un modesto sacrificio ai primi, per sostenere i bisogni dei secondi. Ma qui c’è il grande paradosso: a quanto pare è tutto inutile. Chi ci prova, è un bolscevico nostalgico di Stalin, del Gosplan e dell’esproprio proletario.
Elly Schlein ha osato. Le è andata male, perché ha detto una cosa giusta nel modo e nel momento sbagliato.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





