
Quindici anni fa Utoya, il dolore e il ricordo di Jens Stoltenberg
Nel pomeriggio del 22 luglio 2011 Jens Stoltenberg si trovava nel suo ufficio presso la sua residenza ufficiale in qualità di Primo ministro della Norvegia: "Stavo preparando il discorso che avrei dovuto fare l'indomani...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Nel pomeriggio del 22 luglio 2011 Jens Stoltenberg si trovava nel suo ufficio presso la sua residenza ufficiale in qualità di Primo ministro della Norvegia: "Stavo preparando il discorso che avrei dovuto fare l'indomani nel campo giovanile sull'isola di Utoya" ricorda intervistato dall'ANSA. Come da tradizione, il leader del partito laburista norvegese si preparava a tenere il suo discorso e rispondere alle domande dei giovani di Auf, il partito dei giovani laburisti norvegesi, nel loro campo estivo sull'isoletta a 30km dalla capitale. Alle 15:25 però fu interrotto: "Abbiamo sentito l'esplosione e poco dopo sono entrate le guardie nella stanza e ci hanno portato in un luogo sicuro".
L'autobomba che scoppiò davanti al palazzo del governo uccise otto persone. Gli agenti di sicurezza sospettarono che l'attacco fosse mirato al governo e temettero che un secondo potesse colpire la residenza ufficiale del Primo ministro, dove si trovava Stoltenberg. "Quando eravamo nella stanza sicura abbiamo iniziato a ricevere sms di una sparatoria in corso ad Utoya, fu allora che capimmo che era lì che si stava consumando il secondo attacco".
I dettagli
Ad Utoya morirono 67 persone, la maggior parte ragazzini, portando il bilancio totale delle vittime a 77 con molteplici feriti. "Mi ricordo molto chiaramente quando ricevetti la notizia che Monica era stata uccisa. Fu in quell'istante che la violenza assunse un volto personale".
Nota comunemente come 'la madre di Utoya' Monica Elisabeth Bosei morì a 50 anni: "Lavorava con i giovani sull'isola per amministrare il campo estivo, ci conoscevamo dagli anni '80, fu una delle prime persone ad essere uccise". Per l'ex segretario generale della Nato, nonché attuale ministro delle finanze norvegese, quel giorno di 15 anni fa fu il peggiore della sua vita: "L'attacco mi ha colpito sia come primo ministro, che come leader del partito laburista ma anche come persona. Ha colpito molti amici stretti e persone che conoscevo da anni".
"Dobbiamo continuare a combattere contro gli estremisti tutti i giorni, non è un qualcosa che puoi fare una volta per tutte". Quel giorno i norvegesi presero coscienza che tali livelli di violenza erano possibili anche in Scandinavia. Per Stoltenberg il suo Paese ha dato un grosso esempio di unità e difesa dei valori democratici.
"I terroristi cercano di strumentalizzare diverse ideologie politiche e religiose: che si tratti della religione cristiana o di quella musulmana, ideologie di destra o di sinistra - sono tutti accomunati dall'uso della violenza al fine di propagare il proprio messaggio" ha riflettuto l'ex premier.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




