
Sette le basi Usa in Italia, uso per rifornimento e logistica
Solo operazioni "logistiche" o di "rifornimento". È la clausola principale che regola l'utilizzo delle basi Usa in Italia, dove le infrastrutture militari americane sono costituite da aeroporti, torri radar o porti...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Solo operazioni "logistiche" o di "rifornimento". È la clausola principale che regola l'utilizzo delle basi Usa in Italia, dove le infrastrutture militari americane sono costituite da aeroporti, torri radar o porti mentre sono tredicimila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza nel nostro Paese. Secondo i protocolli, di conseguenza, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici - come gli attacchi a Teheran - servirebbe l'ok del governo italiano o un passaggio in Parlamento.
Non a caso lo scorso marzo sotto i riflettori finì lo scalo militare di Sigonella in Sicilia, dopo che l'Italia aveva negato agli Stati Uniti l'uso della base, in quanto quei voli diretti in Medio Oriente - il cui piano non era stato comunicato in tempo - non erano 'normali' o 'logistici' e dunque non erano compresi nei trattati. Gli accordi bilaterali hanno quindi procedure ben precise. In sintesi, per un tacito via libera serve che i velivoli non decollino dalla base in Italia per condurre azioni offensive in teatri di guerra.
I dettagli
Dunque se il bombardiere dello scorso marzo fosse decollato da Sigonella senza essere armato, non sarebbe stato necessario affidarsi a un'autorizzazione delle autorità italiane, perché in tal caso si tratterebbe di un utilizzo logistico della base. Questa opzione permetterebbe comunque una triangolazione dei velivoli in altri Paesi Nato (e non) dove valgono altre regole e dove invece sarebbe magari possibile armare i mezzi e utilizzare specifici strumenti di attacco. Del resto esiste già un precedente simile: nel 2003 ci fu un caso che riguardò i paracadutisti americani della 173esima Brigata Aviotrasportata della caserma di Ederle, che svolsero un ruolo centrale e operativo nelle prime fasi della guerra in Iraq.
A ricordare quella vicenda è stato l'ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini: "Secondo i trattati quei militari non potevano partire dalla base Usa di Aviano per andare direttamente in Iraq, che all'epoca era teatro di guerra. Per cui decollarono dalla base di Aviano ma non furono direttamente paracadutati per il combattimento in quel Paese: atterrarono prima in un altro Stato non convolto dalla guerra". I primi patti che regolamentano l'utilizzo delle basi risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995.
Oltre a quello di Sigonella, ci sono anche gli aeroporti militari di Aviano in Friuli Venezia Giulia - da cui una dozzina di F16 sarebbero già stati trasferiti - e Ghedi (che ospiterebbe testate nucleari) in Lombardia. I porti sono quelli di Napoli e Gaeta, mentre le due basi sono Camp Darby in Toscana (il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa),e Camp Ederle in Veneto. Esistono poi presidi minori e dislocazioni riservate.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





