
Strage dei braccianti, restano in carcere i due pakistani. Si cerca il movente
Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all'interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due sono stati portati subito dopo il fermo disposto lunedì mattina dalla Procura di Castrovillari al termine di un lungo interrogatorio notturno. Video Ad Amendolara, nel distributore dove sono stati uccisi i quattro braccianti Per approfondire Agenzia ANSA Caporalato o guerra dei campi dietro la strage dei braccianti - Notizie - Ansa.
it Superstiti sotto protezione, l'afghano si è difeso. Meloni: 'Sconvolta, l'Italia non arretra' (ANSA) Chiuso il cerchio sui presunti autori materiali della strage dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara, la Procura della Repubblica di Castrovillari che coordina lle indagini della Squadra mobile di Cosenza, punta adesso a stabilire quale sia stato il movente ma non solo. Gli accertamenti, infatti, tendono anche a chiarire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio e il ruolo svolto dai due indagati, Safeer Ahmed e Ali Raza, 31enni pachistani.
I dettagli
Video Nel silenzio di Villapiana, dove vivevano le 4 vittime della strage dei braccianti In particolare, secondo quanto si è appreso, gli inquirenti intendono verificare quali fossero i rapporti di lavoro di vittime e indagati con le aziende di Scanzano (Potenza) dove avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle fragole e se tutto fosse in regola. Inoltre, più in generale, l'attenzione è puntata sul fenomeno del caporalato, per stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese da soggetti che li "gestivano" o se pure i contatti erano diretti. Al riguardo gli investigatori stanno anche cercando di chiarire il ruolo degli imputati per stabilire se fossero veri e propri caporali - ed eventualmente al servizio di chi - o se pure fossero anche loro braccianti che però sfruttavano una presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva come muoversi.
Sembrerebbe, infatti, che il minivan all'interno del quale sono stati uccisi il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), fosse di proprietà di uno dei due fermati.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





