
Tornano i raid, l'ira di Trump: 'In Iran la tregua è finita'
Tornano i raid incrociati sul Golfo, che indeboliscono la già fragile tregua e riducono le speranze di trasformare il memorandum d'intesa del 17 giugno in un accordo di pace permanente per porre fine alla guerra tra Usa...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Tornano i raid incrociati sul Golfo, che indeboliscono la già fragile tregua e riducono le speranze di trasformare il memorandum d'intesa del 17 giugno in un accordo di pace permanente per porre fine alla guerra tra Usa e Iran. Con Donald Trump che dà per "finita" l'intesa preliminare, pur senza chiudere del tutto la porta, e minaccia nuovi attacchi nella notte, promettendo contemporaneamente che "la guerra non ricomincerà nuovamente" ma, anzi, "finirà presto". Intanto il petrolio torna a salire e le Borse a scendere, con il rischio anche di un nuovo blocco dei porti iraniani ventilato dallo stesso tycoon.
La nuova escalation è scaturita dalle recenti incursioni iraniane nello Stretto di Hormuz contro tre petroliere, di cui una del Qatar e l'altra dell'Arabia Saudita - entrambi Paesi alleati degli Usa - che stavano seguendo una rotta non concordata con la Repubblica Islamica. Una "violazione della tregua", secondo gli Usa, che hanno reagito prima reintroducendo le sanzioni sul petrolio di Teheran, poi con massicci bombardamenti notturni che, secondo il Centcom, hanno colpito oltre 80 obiettivi: in particolare sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni dei pasdaran. Trump ha rivelato che il Pentagono ha attaccato anche il principale terminal petrolifero iraniano sull'isola di Kharg, ammonendo nuovamente che le forze americane potrebbero assumerne il controllo.
I dettagli
Teheran, che ha denunciato la morte di otto suoi militari nei raid Usa, ha replicato prendendo di mira con missili e droni "85 installazioni militari statunitensi in Bahrein e in Kuwait" e abbattendo un drone americano MQ-9 che avrebbe tentato di interferire nell'operazione. Secondo un dirigente Usa, non ci sarebbero state vittime statunitensi né danni rilevanti alle basi a stelle e strisce. Nel summit Nato ad Ankara The Donald ha parlato più volte dell'Iran, inciampando anche in una gaffe quando lo ha definito "la Repubblica Islamica del Giappone".
Il commander in chief ha difeso come un "enorme successo militare" la sua gestione del conflitto, che a suo avviso ha "decimato le capacità militari di Teheran", mandato alle stelle l'inflazione del Paese e decapitato due gruppi di leader facendo spazio a un terzo che credeva "più ragionevole" ma che invece "non serve gli interessi del popolo". Per quanto mi riguarda, trattare con loro è solo una perdita di tempo", ha detto ai giornalisti, precisando poi: "Naturalmente lascerò che i nostri eccellenti negoziatori continuino a parlare, se lo desiderano, ma io non ci credo. Non mi piacciono queste persone".
"Se raggiungessimo un accordo con l'Iran, non sono sicuro che verrebbe rispettato, li considero persone molto disonorevoli", ha proseguito.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





