
$36M sottratti e token -89%: l’attacco Humanity Protocol accelera il pivot AI
Un attacco da decine di milioni di dollari, un token crollato quasi a zero nel giro di poche ore e una piattaforma costretta a reinventarsi. L’attacco Humanity Protocol del giugno 2026 non ha solo svuotato le casse del...
Bitcoin 1 Minute
Una notizia importante fa rumore nell’ecosistema blockchain. Un attacco da decine di milioni di dollari, un token crollato quasi a zero nel giro di poche ore e una piattaforma costretta a reinventarsi. L’attacco Humanity Protocol del giugno 2026 non ha solo svuotato le casse del progetto: ha accelerato una trasformazione strategica che era già in gestazione da mesi, spingendo il fondatore Terence Kwok a dichiarare pubblicamente il passaggio verso l’intelligenza artificiale enterprise. Punti chiave L’attacco ha sottratto circa $36 milioni tramite la compromissione di chiavi private su un dispositivo sviluppatore infettato da malware.
Gli attaccanti hanno drenato 141 milioni di token H dal bridge Ethereum e ne hanno coniati altri su BNB Smart Chain, facendo crollare il valore del token dell’89% in poche ore. Humanity Protocol ha emesso un token sostitutivo e sta distribuendo i nuovi token alle principali exchange per stabilizzare l’ecosistema. Il fondatore Terence Kwok ha confermato che il pivot verso l’AI enterprise era già in discussione e che l’attacco ha solo accelerato la transizione.
Dinamiche di mercato
Le indagini coinvolgono le autorità di Hong Kong e degli Stati Uniti; la firma di sicurezza Quantstamp ha escluso vulnerabilità nei contratti smart. Humanity Protocol accelera su enterprise AI dopo il grave attacco Humanity Protocol stava già valutando di spostare il proprio baricentro strategico verso l’intelligenza artificiale per le imprese. L’hack ha semplicemente tolto ogni indugio.
Kwok, in quella che è stata la sua prima intervista pubblica dopo la violazione, ha raccontato come il team avesse trascorso i sei-nove mesi precedenti a ripensare la direzione del progetto in modo silenzioso, lontano dai riflettori. Il ragionamento è tutt’altro che bizzarro. I sistemi di AI aziendale avranno sempre più bisogno di metodi robusti per verificare l’identità delle persone, i loro asset e le loro credenziali.
Humanity Protocol aveva già sviluppato infrastruttura di questo tipo — inclusa una collaborazione con Mastercard su applicazioni proof-of-assets — e quella competenza tecnica resta intatta anche dopo l’attacco. Il fondatore conferma il cambio strategico Il pivot non è una risposta improvvisata a una crisi. Kwok ha detto chiaramente che il team aveva già avviato test su prodotti pensati per aziende nel settore AI, e che i piani per offrire servizi enterprise erano concreti ben prima del 9 giugno.
Impatto sui mercati
L’hack li ha resi urgenti. Il progetto conta circa 10 milioni di utenti registrati, di cui qualche milione ha completato la verifica delle credenziali. Una base di partenza non trascurabile per costruire soluzioni di identità digitale verificabile rivolte al mercato B2B.
Contesto: una piattaforma di identità digitale sotto pressione Prima dell’attacco, Humanity Protocol si presentava principalmente come una blockchain per il proof-of-personhood, con credenziali legate a occupazione, patrimonio e scoring creditizio. Un modello interessante, ma forse troppo verticale per scalare rapidamente. L’AI enterprise apre mercati enormemente più ampi — e Kwok sembra convinto che la domanda di identità verificabile in quel segmento sarà strutturale.
L’attacco da $36 milioni: dinamiche e impatto sul token H L’analista onchain Specter fu il primo a segnalare, il 9 giugno, che i wallet collegati al progetto stavano perdendo fondi. I numeri definitivi emersi dall’indagine interna di Humanity Protocol hanno fissato le perdite a circa $36 milioni, leggermente superiori ai $31 milioni inizialmente stimati dalla firma di sicurezza PeckShield, che aveva catalogato il caso come il più grande exploit del mese di giugno in tutto il settore crypto. Un malware su dispositivo sviluppatore ha tutto compromesso La firma di sicurezza Quantstamp, incaricata dell’audit post-attacco, ha concluso che il vettore d’ingresso non aveva nulla a che fare con i contratti smart del protocollo.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.




