
Bremmer: “Scontri mirati, servono a guadagnare più peso nelle trattative”
Leggi in app Bremmer: “Scontri mirati, servono a guadagnare più peso nelle trattative” di Anna Lombardi Per l’analista americano tutto finora è nelle dinamiche di una tregua imperfetta. Ma rimane il rischio di...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Bremmer: “Scontri mirati, servono a guadagnare più peso nelle trattative” di Anna Lombardi Per l’analista americano tutto finora è nelle dinamiche di una tregua imperfetta. Ma rimane il rischio di degenerare L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura «Gli attacchi iraniani nel Golfo fanno parte di una strategia che mira a ottenere più peso nelle trattative con gli Stati Uniti. Ricordiamoci che siamo ancora in una fase di cessate il fuoco: i veri negoziati non sono iniziati e Teheran vuol dimostrare di avere un vantaggio contrattuale.
Tanto più che ormai lo sa bene: gli Stati Uniti non hanno nessuna intenzione di riprendere la guerra». Ian Bremmer è l’analista esperto di rischi globali, a capo del think tank Eurasia Group, fra i più influenti di Washington. Delle relazioni fra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo ha appena scritto in un lungo articolo sull’ultimo numero di Foreign Affairs.
I dettagli
Iran, le news sulla guerra in diretta L’Iran accusa l’Italia: “Complici della guerra”. Ma adesso Rutte frena L’Oman: “Hormuz senza pedaggi”. Sale la tensione Hormuz: le regole dell’agenzia marittima Onu per uscire dallo Stretto Trump crolla nei sondaggi.
E il Senato lo sfida: mozione contro la guerra Iscriviti a "La sottile linea rossa", la nuova newsletter di Gianluca Di Feo Quel che sta accadendo nel Golfo fa pensare a una nuova escalation. «Non c’è alcun tentativo di riprendere la guerra. Certo, capita che gli iraniani abbattano un elicottero statunitense o colpiscano una nave in transito, atti cui gli americani rispondono militarmente.
Ma è tutto molto mirato e contenuto. Insomma, definirei questa fase come parte di un cessate il fuoco imperfetto, ma nei confini delle dinamiche di una tregua. Non possiamo ignorare che da Hormuz sta comunque passando molto più petrolio di quanto ne sia transitato negli ultimi mesi, che i prezzi stanno scendendo e la recessione globale è per ora scongiurata.
Cosa dicono gli esperti
Per Donald Trump, che d’altronde stava cercando una via d’uscita già da tempo, sono le cose che contano di più. Quanto sta accadendo ora fa parte della partita negoziale». Quindi le scaramucce proseguiranno?
«Assisteremo ad ulteriori schermaglie sporadiche e questo non è certo rassicurante. Perché quando le cose sono in bilico possono sempre degenerare. La situazione resterà pericolosa per un bel po’ e questo contribuirà a dipingere gli americani come i veri sconfitti.
Ma il punto importante per il mondo è che lo stretto resterà più o meno aperto. A quali patti, ancora non lo sappiamo: perché, appunto, gli americani chiaramente non vogliono tornare in guerra e questo fa sentire gli iraniani in vantaggio. Probabilmente andranno avanti con la loro pretesa di avere soldi da tutti i Paesi che usano lo Stretto.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





