
Caso Ranucci: “Interviste fatte per depistare”, al setaccio le frasi di Lavitola
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Seguici su Discover Caso Ranucci: “Interviste fatte per depistare”, al setaccio le frasi di Lavitola di Giuliano Foschini Il faccendiere, da quando è stato perquisito, ha parlato molto con giornali e televisioni L'ascolto è riservato agli abbonati premium 13 Luglio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Da oggi non ci sono più soltanto i telefoni, le pendrive e i manoscritti sequestrati durante la perquisizione. Nel fascicolo della procura di Roma entrano anche le parole. Le interviste rilasciate in questi giorni da Valter Lavitola sono state acquisite dai carabinieri del Nucleo investigativo che coordinano l’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci e saranno analizzate insieme al materiale informatico sequestrato all’ex direttore dell’Avanti, indagato con l’accusa di strage come presunto mandante dell’ordigno piazzato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista di Report.
Un’attività che gli investigatori considerano tutt’altro che formale: quelle dichiarazioni potrebbero contenere elementi utili a ricostruire rapporti, movente, contatti e cronologia dei fatti, ma anche eventuali tentativi di indirizzare o confondere le indagini. Da quando è stato perquisito, Lavitola ha scelto di parlare molto. E non con gli investigatori, ai quali ha consegnato lunghe dichiarazioni spontanee, ma con giornali e televisioni.
I dettagli
Ha negato ogni coinvolgimento, ha rivendicato il rapporto di amicizia con Ranucci, ha fornito spiegazioni sui suoi spostamenti, sul viaggio in Africa interrotto dall’arrivo dei carabinieri e sul ruolo del suo collaboratore brasiliano Gomes Clesio Tavares. Insieme alle parole difensive ha però, come racconta chi lo conosce, lanciato messaggi molto più ampi. Messaggi che ora dovranno essere verificati uno per uno e confrontati con quanto emergerà dall’analisi dei dispositivi elettronici.
Perché bisognerà capire se quella di Lavitola sia una semplice linea difensiva o piuttosto un modo per indirizzare le indagini, proprio mentre l’inchiesta entra nella sua fase più delicata. Martedì inizieranno gli accertamenti tecnici irripetibili sui telefoni sequestrati durante la perquisizione del 4 luglio. Un primo cellulare è già stato sottoposto a copia forense.
È proprio da quel dispositivo che è emerso il messaggio nel quale Lavitola scriveva di augurarsi di ricevere «lo stesso trattamento di Berlusconi». Una frase rimasta finora senza spiegazione e che gli investigatori proveranno a contestualizzare, ricostruendone destinatario, momento e significato. Sotto la lente finiranno anche gli altri tre telefoni, le due pendrive e gli appunti sequestrati nell’abitazione dell’ex faccendiere.
L’obiettivo è verificare se all’interno dei dispositivi vi siano conversazioni, documenti o elementi capaci di chiarire il movente dell’attentato e il ruolo dei diversi protagonisti.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





