
Covid, il Pd denuncia: accordo del governo con società vicina a FdI
Leggi in app Covid, il Pd denuncia: accordo del governo con società vicina a FdI di Giuliano Foschini Interrogazione dem sui termini di una presunta transazione con JC Electronics, azienda in causa per lo stop alle...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Covid, il Pd denuncia: accordo del governo con società vicina a FdI di Giuliano Foschini Interrogazione dem sui termini di una presunta transazione con JC Electronics, azienda in causa per lo stop alle mascherine L'ascolto è riservato agli abbonati premium 02 Luglio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura È la società al centro delle accuse contro la gestione dell’emergenza Covid. Ed è la società con la quale il governo avrebbe chiuso una transazione milionaria. È l’accusa contenuta nell’interrogazione urgente presentata dal gruppo del Partito democratico al ministro della Salute Orazio Schillaci, che oggi sarà chiamato a rispondere alla Camera.
Al centro c’è la JC Electronics Italia, l’azienda che aveva ottenuto in primo grado un risarcimento («dopo una sentenza abnorme» aveva detto l’ex premier Conte) da oltre 203 milioni di euro nei confronti della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute. La stessa azienda che, come raccontato da Repubblica, in passato aveva finanziato FdI e il cui fondatore, Dario Bianchi, è presenza fissa alle iniziative di partito, da Atreju alla manifestazione di poche settimane fa in Sardegna. È proprio questa la contraddizione che il Pd porta oggi in Parlamento.
I dettagli
Se la transazione fosse stata realmente sottoscritta, osservano i deputati nell’interrogazione, risulterebbe singolare che della vicenda non si sia mai discusso in commissione dove Jc è protagonista. La vicenda nasce dalla sentenza del tribunale civile di Roma depositata il 7 novembre 2024. I giudici hanno condannato presidenza e ministero, in solido, al pagamento di 203 milioni in relazione alla risoluzione del contratto (stipulato dalla Protezione civile) per la fornitura di mascherine KN95 stipulato nel marzo del 2020, nei giorni più drammatici della pandemia.
Secondo la struttura commissariale quelle mascherine non erano buone. Mentre gli imprenditori lamentano di aver ricevuto un danno, riconosciuto in primo grado. Ma è proprio leggendo gli atti richiamati nell’interrogazione che, secondo il Pd, emergono i punti più controversi.
La consulenza tecnica d’ufficio aveva infatti concluso che «i risultati delle prove eseguite, viste le carenze riscontrate, non consentono di affermare con certezza la rispondenza» delle mascherine agli standard tecnici richiesti. Gli stessi consulenti avevano prospettato tre diversi scenari economici. Il primo «escludeva ogni pretesa creditoria della società attrice» e prevedeva addirittura la restituzione di quanto già percepito e il pagamento dei costi di custodia.
Il secondo quantificava il possibile risarcimento in 8,2 milioni di euro. Soltanto il terzo arrivava ai 203 milioni poi riconosciuti dal tribunale. Anche il consulente tecnico del ministero della Salute aveva aderito integralmente alla prima ipotesi, contestando le altre e parlando, tra l’altro, di errori nei conteggi, colli inesistenti e di una stima del lucro cessante costruita sui prezzi massimi registrati durante l’emergenza.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.



