
Droni, falsi mayday e mitra. Il racconto dell’attivista della Flotilla sfuggito al raid israeliano
Leggi in app Droni, falsi mayday e mitra. Il racconto dell’attivista della Flotilla sfuggito al raid israeliano di Alessia Candito Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica Gkn parla a poche ore dall’attacco della...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Droni, falsi mayday e mitra. Il racconto dell’attivista della Flotilla sfuggito al raid israeliano di Alessia Candito Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica Gkn parla a poche ore dall’attacco della Marina israeliana. “Notte surreale, un misto di bullismo e tecnologia raffinata” 30 Aprile 2026 alle 14:34 2 minuti di lettura “Abbiamo sentito interferenze sui canali radio, improvvisamente non riuscivamo più a comunicare, anche il canale 16, quello internazionale delle emergenze, era fuori uso.
È iniziato tutto così”. A poche ore dal raid israeliano in acque internazionali di competenza greca che ha bloccato la Flotilla, intercettato 22 barche e sequestrato 175 attivisti, fra cui 22 italiani, Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica – lavoratori Gkn parla dal ponte di una delle vele riuscite a sfuggire all’assalto. “Sinceramente non sappiamo perché, probabilmente solo per caso non siamo stati catturati.
I dettagli
Non siamo riusciti a individuare una logica negli assalti”. Cosa è successo ieri notte? “Per ore la situazione è rimasta molto confusa.
C’erano droni che volavano bassi sopra di noi, poi da una delle vele di testa è scattato l’allarme. Inizialmente si pensava che a essere intercettata fosse stata la Bianca, che è una nave italiana. In realtà, le prime a essere prese sono state le navi madre, la Safsaf e la Snap”.
Quando ve ne siete resi conto? “Probabilmente solo alla fine del raid, attorno alle tre del mattino. Vedevamo i gommoni d’assalto che si avvicinavano a grande velocità alle barche attorno a noi, i militari a bordo puntavano laser e armi.
Cosa dicono gli esperti
È durato ore, durante le quali è stato impossibile comunicare, anche con la Guardia costiera”. Avete cercato di lanciare un mayday? “Come prevede il codice di navigazione di fronte a una minaccia, abbiamo tentato di contattare l’autorità competente.
Ma anche il canale 16 delle emergenze era stato intercettato, in violazione a qualsiasi norma e principio del diritto marittimo. Cosa sarebbe successo se fosse andata a fuoco una vela o un qualsiasi altro incidente, per di più di notte quando la visibilità è scarsa? Sono state messe a rischio vite umane.
E per di più, le radio inviavano falsi messaggi di mayday, che servivano solo a confondere e generare panico”. La Marina israeliana si è messa in comunicazione con voi? “Ad un certo punto è arrivato un messaggio con cui veniva intimato di fermarci e cambiare rotta o di proseguire verso Ashdod dove avremmo potuto consegnare gli aiuti.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





