
Ecco perché Kate ha scelto Reggio Emilia. L’approccio pedagogico che vuole studiare da vicino
reali 06.05.2026 Ecco perché Kate ha scelto Reggio Emilia. L’approccio pedagogico che vuole studiare da vicino L’applicazione della filosofia educativa del Reggio Emilia Approach®, basata sullo sviluppo autonomo delle...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. 2026 Ecco perché Kate ha scelto Reggio Emilia. L’approccio pedagogico che vuole studiare da vicino L’applicazione della filosofia educativa del Reggio Emilia Approach®, basata sullo sviluppo autonomo delle potenzialità dei bambini, è di ispirazione per il lavoro del Royal Foundation Centre for Early Childhood fondato dalla principessa di Eva Grippa 3 minuti di lettura Listen Share Il motivo per cui la principessa Kate ha scelto Reggio Emilia, come destinazione del suo primo viaggio all’estero dopo la diagnosi di tumore, si chiama Reggio Emilia Approach® ed è un marchio registrato, oltre che una filosofia educativa che trova applicazione concreta da decenni nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune, fondata sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo che cresce nella relazione con gli altri. Facile comprendere perché Kate sia interessata a visitare il luogo in cui questa filosofia è nata e le scuole in cui è applicata: l’approccio è di ispirazione per il suo Royal Foundation Centre for Early Childhood e ha molti punti in comune con tutti i progetti che attraverso di esso la principessa porta avanti, in quanto metodo «ampiamente rispettato per la creazione di ambienti di apprendimento fortemente interattivi».
Cosa è il Reggio Emilia Approach L’esperienza educativa di Reggio Emilia cui il mondo guarda con rispetto affonda le sue origini a metà del Novecento, quando su iniziativa di un gruppo di madri dell’Unione Donne Italiane viene posto il primo mattone di una scuola costruita in una frazione di Villa Cella con i soldi ricavati vendendo un carro armato abbandonato, sei cavalli e tre camion lasciati dai tedeschi in fuga. Qui un giovane maestro, Loris Malaguzzi, inizia a elaborare un proprio pensiero basato sull’idea che il bambino abbia cento linguaggi e che novantanove gli vengano abitualmente rubati, perché il suo potenziale non viene adeguatamente sviluppato. In pochi anni l’Udi apre altre sessanta scuole materne nella provincia e presto il sistema si allarga ai nidi.
Nel 1991 arriva la consacrazione internazionale, quando il settimanale Newsweek incorona a sorpresa la Scuola comunale dell’infanzia Diana tra le dieci scuole migliori del mondo. Arrivano immediatamente richieste di formazione e di scambio dall’estero: l’approccio diventa sistema. Quando Malaguti muore, nel 1994, il Comune di Reggio Emilia concretizza un suo sogno: la costituzione di Reggio Children, Centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





