
Fremaux: 'La politica a Cannes? Il film possono essere strumento di pace'
Nonostante uno dei grandi signori dei social network, Meta, sia diventato uno sponsor della Croisette, resta sul red carpet la politica dei 'no selfie' ("separiamo sempre la dimensione artistica da quella economica...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Nonostante uno dei grandi signori dei social network, Meta, sia diventato uno sponsor della Croisette, resta sul red carpet la politica dei 'no selfie' ("separiamo sempre la dimensione artistica da quella economica sull'IA lo sguardo è molto vigile e rispetto al legame tra festival e politica, arriva la sottolineatura che "l'arte, e il cinema in particolare, sono strumenti di pace, anche quando, in alcuni Paesi che ne sono privi, incitano alla rivolta, alla libertà". Sono stati tanti i temi che il delegato generale di Cannes, Thierry Fremaux, ha affrontato nella conferenza stampa alla vigilia dell'apertura della 79/a edizione del Festival (12- 23 maggio), senza trascurare anche qualche parola buona sul cinema italiano assente (quasi del tutto) quest'anno sulla Croisette. "Oltre a Cannes, questo è anche l'anno in cui l'Italia non sarà ai Mondiali di calcio, quindi abbiamo aggiunto al danno la beffa...
sono due volte desolato - dice sornione -. Vi ricordo che l'anno scorso il film di Sossai, Le città di pianura, era qui ed ha appena vinto otto statuette ai David, lo festeggeremo e aspetteremo il prossimo film" aggiunge. Comunque "anche in altri anni non c'erano stati film italiani in competizione e lo scandalo era stato più grande" ricorda.
I dettagli
L'anno scorso avevamo in gara Martone, mentre il film formidabile di Paolo Sorrentino (La Grazia) che ha debuttato a Venezia, non era pronto per Cannes e non ha aspettato. Il cinema italiano è importante, noi lo amiamo come l'Italia in generale". Fra i primi argomenti ad irrompere nella conversazione con i giornalisti c'è la posizione che il festival dovrebbe avere rispetto all'attualità politica fuori dalla Croisette: "Cannes è da sempre considerato un festival fortemente politico - sottolinea Fremaux -.
Ora lo è di più o meno di prima? I tempi sono cambiati e non possiamo fare paragoni". Non manca poi da parte sua un richiamo a quanto accaduto a Berlino dove il direttore di giuria Wim Wenders è finito al centro delle critiche per la sua posizione sul legame tra cinema e politica: "Credo abbia subito attacchi ingiusti, che molti non abbiano voluto capire quello che intendesse" rimarca.
Personalmente, Fremaux non intende usare la sua posizione "per promuovere le opinioni personali" e non pensa che "né i giurati, né il presidente della giuria, né gli organizzatori del festival siano tenuti a esprimere opinioni al di fuori dei film stessi, ovvero al di fuori della nostra professione. Poi ci sono anche cineasti, che non sono politici, e parleranno d'amore, parleranno di altre cose. Dobbiamo rispettare anche questo, che la qualità di una selezione risieda anche nell'intraprendere questo viaggio nell'arte cinematografica".
Comunque alcuni degli artisti protagonisti quest'anno al festival, "forse, sono più impegnati politicamente di altri. E se gli fate domande su questo, potrebbero rispondere".
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





