
I minuti di recupero
Leggi in app I minuti di recupero di Angelo Carotenuto () L'ascolto è riservato agli abbonati premium 03 Luglio 2026 alle 07:19 1 minuti di lettura Sette partite su tredici sono finite così, con un soffio finale, decise...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app I minuti di recupero di Angelo Carotenuto () L'ascolto è riservato agli abbonati premium 03 Luglio 2026 alle 07:19 1 minuti di lettura Sette partite su tredici sono finite così, con un soffio finale, decise da un gol segnato quando il tempo era ormai finito. Ha cominciato Eustáquio al 92’ di Canada-Sudafrica e ha finito Gonçalo Ramos al 94’ di Portogallo-Croazia, dove ci siamo anche persi l’occasione di un 2-2 di Gvardiol al 15’ minuto di recupero. In mezzo ci sono stati Martinelli al 95’, un rigore di Tielemans al 125’i, Haaland e Kane a quattro dalla fine, Diop che ha portato il Marocco ai supplementari contro l’Olanda al 91’.
Un’ottava partita, Germania-Paraguay, è andata ai rigori. Sono troppe per essere liquidate come una coincidenza. Saranno pure una fiammata eccezionale, ma le fiammate bruciano sui terreni che lo consentono.
I dettagli
Il caso avrà forse deciso quali partite e quali minuti, ma non ha inventato un fenomeno ormai stabile. Nell’ultima Premier League sono arrivati 114 gol dal 90’ in poi, pari al 11% di tutti i gol. Sessantasette hanno cambiato il risultato.
Se consideriamo quelli dall’80’ in avanti saliamo al 21%. La causa più evidente è banale ma enorme. Le partite sono diventate più lunghe e la FIFA ai Mondiali concede recuperi extralarge.
In Qatar il tempo effettivo medio finale salì a quasi 59 minuti. In più, ora i calciatori lo sanno. Chi sta perdendo all’89’ sente di avere davanti ancora una piccola frazione di speranza, da leggere sul cartello del quarto uomo a bordo campo.
Cosa dicono gli esperti
La seconda spiegazione è l’equilibrio che questo Mondiale non smette di raccontarci. Il calcio contemporaneo ha diffuso conoscenze tattiche, preparazione atletica, analisi video, organizzazione difensiva. Anche una squadra inferiore sa ormai chiudere gli spazi e orientare il pressing, proteggere l’area e preparare gli angoli.
Nel dentro o fuori non hai niente da risparmiare. Un modello statistico su otto stagioni del campionato brasiliano ha trovato che l’intensità realizzativa di una squadra aumenta di circa il 10% quando sta perdendo di un gol e del 20% quando perde di due. È come se negli ultimi minuti la disperazione portasse più energie.
In effetti ne portano le cinque sostituzioni, adesso pure il cooling break o come diavolo lo chiamano. Sta diventando il grande paradosso del calcio contemporaneo, così controllato, eppure così incontrollabile. Per 80 minuti ogni cosa è sorvegliata.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





