
“Il calcio e le tartarughe, ora la mia Curaçao ha un posto nel mondo”
Leggi in app “Il calcio e le tartarughe, ora la mia Curaçao ha un posto nel mondo” di Silvia Scotti La biologa italiana Manuela Tripepi insegna a Filadelfia e salva animali marini sull’isola: “Che festa anche dopo una...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app “Il calcio e le tartarughe, ora la mia Curaçao ha un posto nel mondo” di Silvia Scotti La biologa italiana Manuela Tripepi insegna a Filadelfia e salva animali marini sull’isola: “Che festa anche dopo una sconfitta” 27 Giugno 2026 alle 00:01 2 minuti di lettura Si può restare un’isola felice. Navigare in un mare di gioia. «Dopo l’eliminazione dal Mondiale gli abitanti qui festeggiavano, eravamo a vedere la partita in un locale e tutti si abbracciavano, hanno cantato.
Qui le persone sono friendly, accoglienti, sempre sorridenti e spensierate. Ho una maglietta che metto qui e mi fa sentire in connessione con loro. Dice: “Do more of what makes you happy”, fai di più di quello che ti rende felice».
I dettagli
Manuela Tripepi è l’italiana che cura le tartarughe di Curaçao. Originaria di Cosenza, è docente di biologia e microbiologia alla Thomas Jefferson University di Filadelfia, e con i suoi studenti vola con regolarità nei Caraibi per attività di ricerca e conservazione di questi animali marini. «Ho iniziato per caso, in spiaggia non riesco a stare ferma e ho trovato un’associazione di volontari, la Sea Turtle Conservation, ho scoperto che alcuni animali era malati e ho spostato il progetto».
Pochi giorni fa è tornata sull’isola indossando i colori della squadra che ha stupito al Mondiale nonostante l’eliminazione. «Io e mia moglie siamo sbarcate in aeroporto con le magliette della nazionale, la vogliono tutti ma ormai è introvabile anche sul sito ufficiale». Professoressa, biologa, e anche calciatrice: Manuela gioca a Filadelfia, «ho una squadra tutta mia, ora però andrò in seconda divisione.
Sui campi ho conosciuto mia moglie». Tifa Inter, ama Curaçao. L’isola che non c’era ora c’è.
Cosa dicono gli esperti
Il Mondiale ha costretto il pianeta calcio a imparare dove fosse questa minuscola isola di 156mila abitanti, la nazione più piccola a qualificarsi a un Mondiale. Anzi, neanche piccola: era solo un nome. «Negli Stati Uniti molti non sanno dove sia Curaçao.
Dicono: vicino ad Aruba. Ora lo stanno scoprendo piano piano. Il motto qui è Now you see us, adesso ci vedete, perché il mondo si sta rendendo conto che esistono anche loro».
I giocatori blu e gialli si sono fatti vedere, notare, apprezzare, amare. Lo scuolabus, le feste, il ritiro con le mogli, una donna a capo dello staff medico. E l’hanno vissuto con emozione: «Prima della partita con la Costa d’Avorio, decisiva, arrivavano mail e messaggi per avvertire che presto tutto il Paese avrebbe chiuso per il calcio: banche, supermercati, uffici.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





