
Il patto del Baltico rivoluziona l’Europa
Leggi in app Il patto del Baltico rivoluziona l’Europa di Gianluca Di Feo F18 finlandese decolla da un'autostrada A quattro anni e mezzo dall’invasione dell’Ucraina, l’Europa della Difesa resta soltanto uno slogan...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Il patto del Baltico rivoluziona l’Europa di Gianluca Di Feo F18 finlandese decolla da un'autostrada A quattro anni e mezzo dall’invasione dell’Ucraina, l’Europa della Difesa resta soltanto uno slogan L'ascolto è riservato agli abbonati premium 18 Giugno 2026 alle 15:00 5 minuti di lettura Questo è il nuovo numero de “La sottile linea rossa”, la newsletter di Gianluca Di Feo su come cambiano i conflitti. Potete iscrivervi qui. Il primo motore delle alleanze è la paura.
Se poi si aggiungono interessi economici comuni, allora gli accordi si firmano in fretta. A quattro anni e mezzo dall’invasione dell’Ucraina, l’Europa della Difesa resta soltanto uno slogan. Ma si sta imponendo una coalizione militare che cresce con una rapidità incredibile e che potrebbe condizionare gli equilibri dell’intero continente.
I dettagli
C’è chi lo chiama il Patto del Baltico perché nasce all’interno di quello Atlantico anche se, rispecchiando la differenza di dimensioni tra i due mari, ha ambizioni meno planetarie rispetto alla Nato. Perché sia sorto lì è facile da intuire. Il Baltico è il baricentro delle tensioni, dove si concentrano i venti di guerra che profetizzano l’inevitabilità di un conflitto con la Russia.
Come una calamita, in quell’area si stanno consolidando i rapporti operativi tra le forze armate di numerosi Paesi. Ci sono ovviamente le piccole Repubbliche Baltiche. Ci sono gli scandinavi, sempre più agguerriti, e i danesi.
C’è la Polonia, la potenza emergente che sta per mettere in campo mezzo milione di soldati. C’è in prima fila la Germania, con i suoi investimenti stratosferici e la volontà di contare pure nella sfera militare, che si porta dietro l’Olanda. E c’è la Gran Bretagna, sempre più protesa a proteggere le risorse petrolifere nel mare del Nord.
Cosa dicono gli esperti
La Francia appare defilata ma in realtà ha un ruolo strategico: offre l’ombrello del suo arsenale nucleare. Parigi ha già firmato trattati con Oslo e Varsavia, avviando negoziati pure con Berlino. Tutto procede secondo accordi bilaterali ma le relazioni si stanno saldando in un intreccio solido.
L’intento è quello di costruire una barriera efficace e credibile che distolga Putin da ogni tentazione bellica. Non a caso, sono le nazioni che sostengono di più la resistenza ucraina: per motivi ideali e perché gli concede il tempo di armarsi. L’esigenza principale è supplire alla ritirata americana, che rischia di trasformare in facili prede i Paesi del fronte orientale.
Ed ecco che tedeschi e olandesi si impegno a difendere i Baltici, creando le infrastrutture per schierare in Lituania un intero corpo d’armata corazzato. I norvegesi comprano fregate da Londra e sottomarini da Berlino con l’obiettivo di creare squadre navali congiunte con le marine dei venditori. Gli scandinavi integrano le loro aviazioni, dividendosi compiti e specializzazioni per garantire massima efficienza.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





