
La solitudine degli eroi nelle sconfitte mondiali
Leggi in app La solitudine degli eroi nelle sconfitte mondiali di Angelo Carotenuto L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Giugno 2026 Aggiornato alle 09:42 1 minuti di lettura Quando ai Mondiali finiscono i...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app La solitudine degli eroi nelle sconfitte mondiali di Angelo Carotenuto L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Giugno 2026 Aggiornato alle 09:42 1 minuti di lettura Quando ai Mondiali finiscono i gironi, nel mondo comincia il momento dei castighi. Il presidente della Corea del Sud ha ordinato al ministero dello Sport di indagare sull’eliminazione e sul funzionamento del sistema federale mentre il ct veniva oscurato in tv. Dall’Uruguay è giunta la storiella del charter cancellato e dei giocatori costretti a pagarsi il ritorno.
Le versioni differiscono, non ci sono verifiche e la versione della punizione non è dimostrata. È interessante, però, che ci sia parsa credibile e che sia circolata più della spiegazione ufficiale. L’aereo di linea al posto del volo privilegiato offriva un’immagine perfetta.
I dettagli
Avete fallito come eroi, tornate a viaggiare come uomini comuni. Per dei calciatori milionari, pagarsi un biglietto ha un peso relativo. Di affascinante c’era l’umiliazione pubblica.
Succede perché una nazionale non è una squadra come le altre. Quando vince, il Paese si attribuisce la vittoria e la fa diventare un pezzo del racconto di sé. Quando si perde, la comunità rigetta la squadra, la mette sotto accusa.
Nei regimi autoritari il meccanismo è letterale e terribile. Nel 1974 i calciatori dello Zaire di Mobutu partirono da campioni e tornarono da traditori. In Iraq, Uday Hussein fece imprigionare quelli che avevano giocato male o sbagliato qualche calcio di rigore.
Cosa dicono gli esperti
Senza neppure più una metafora, la prestazione sportiva è considerata un servizio reso al potere, e la sconfitta una forma di disobbedienza. Nel 1952 l’Unione Sovietica perse alle Olimpiadi contro la Jugoslavia di Tito e il club dell’esercito venne sciolto. La versione democratica del castigo è forse meno feroce, ma conserva lo stesso principio.
Nella Francia 2010 l’ammutinamento di Knysna portò allenatore e presidente federale davanti al Parlamento. È una serie di episodi che racconta come continuiamo ad attribuire al nostro sport nazionale un potere che poi fingiamo di negargli. È soltanto calcio quando perde qualcun altro.
Se perdono i nostri, il discorso slitta sul denaro pubblico, l’educazione dei giovani, il carattere di un popolo. E poiché il risultato sportivo contiene sia la mano del caso sia la superiorità dell’avversario, cerchiamo spiegazioni più rassicuranti. C’è sempre qualcuno che ha tradito, qualcuno che non si è impegnato abbastanza.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





