
L’infarto e le violenze, la Nobel iraniana Mohammadi non cede: “Sopravvive per i figli”
Leggi in app L’infarto e le violenze, la Nobel iraniana Mohammadi non cede: “Sopravvive per i figli” di Gabriella Colarusso () Libera su cauzione, ha anche pagato le spese per il ricovero. Il fratello: “In prigione...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L’infarto e le violenze, la Nobel iraniana Mohammadi non cede: “Sopravvive per i figli” di Gabriella Colarusso () Libera su cauzione, ha anche pagato le spese per il ricovero. Il fratello: “In prigione hanno provato a ucciderla” 12 Maggio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Ha dovuto pagare per uscire di prigione, per affittare un’ambulanza e provare a mettersi in salvo. L’hanno fatto i suoi familiari per lei, perché Narges Mohammadi adesso è fragile, ferita, non ha le forze, è sorvegliata a vista.
Ma almeno, finalmente, nelle mani dei suoi medici fidati. È arrivata all’ospedale Pars di Teheran sabato, in condizioni critiche dopo quelli che si sospettano essere stati due arresti cardiaci mentre era detenuta nella prigione di Zanjan, nel nordovest dell’Iran, il 24 marzo e il primo maggio, e dopo dieci giorni in terapia intensiva nell’ospedale della città che non aveva i mezzi per curare il suo corpo sfinito da anni di prigionia. Ha perso quasi 20 kg in carcere, subito dopo il primo attacco faticava persino a camminare: la reggevano le infermiere.
I dettagli
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La famiglia ha chiesto per settimane che venisse trasferita in ospedale a Teheran, dove l’equipe che la segue da sempre avrebbe potuto stabilizzare le sue condizioni, la pressione sanguigna che fluttua come in tempesta e mette a rischio la sua vita. «Si sono opposti con veemenza, solo grazie all’attenzione della comunità internazionale e alla pressione pubblica hanno dovuto retrocedere». E adesso le stanno con il fiato sul collo.
Nell’ambulanza che la famiglia ha dovuto pagare di tasca propria, dopo aver sborsato molti denari per la cauzione, c’era sua sorella, Roya, che vive in Iran. Ma a differenza delle innumerevoli altre volte in cui Mohammadi è stata rilasciata dal carcere per motivi medici non è stato pubblicato nessun video, nessuna immagine. Non ci sono dichiarazioni, parole, le frasi pungenti che la Nobel ha sempre pronunciato appena rimesso il piede in libertà.
«È sotto stretta sorveglianza». Le telefonate con Teheran sono complicate e brevi, suo fratello l’ha vista solo in foto, in ospedale, «molto debole, molto dimagrita». Quasi «irriconoscibile», dice la sua avvocata francese, Chirinne Ardakani, che assiste anche il marito di Narges, Taghi Rahmani, esule a Parigi con i loro figli da più di dieci anni.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





