
L’insofferenza tra i big del Nord: “Salvini fa il bullo, lo statuto va rivisto”
Leggi in app L’insofferenza tra i big del Nord: “Salvini fa il bullo, lo statuto va rivisto” di Gabriella Cerami Malumori tra gli amministratori legati a Fontana, Fedriga, Zaia e Fugatti: “Così resterà leader di un...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app L’insofferenza tra i big del Nord: “Salvini fa il bullo, lo statuto va rivisto” di Gabriella Cerami Malumori tra gli amministratori legati a Fontana, Fedriga, Zaia e Fugatti: “Così resterà leader di un partito tascabile”. Voci di scissione L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura È una «trappola». L’evento di Milano Marittima fa crescere il clima di sospetto dentro la Lega.
Due fazioni che si sfidano a distanza, affinano la strategia e studiano le prossime mosse. Matteo Salvini si dice sicuro che Massimiliano Fedriga e Luca Zaia saranno al suo fianco durante la prossima campagna elettorale. Ma l’immagine del trucchetto si palesa nelle conversazioni tra chi, negli ultimi mesi, sta sfidando il segretario: sono parole studiate per rassicurare e dimostrare che il partito è unito.
I dettagli
Per questo il fronte del Nord è cauto, il percorso è ancora lungo e Fedriga, Zaia, Fontana e Fugatti sono sempre più convinti che il futuro della Lega non possa non passare da una revisione dello statuto. Da quella proposta redatta insieme a Roberto Calderoli e che è stata prontamente cestinata dal vicepremier. Infatti l’annuncio di Salvini, che solo fra tre anni vuol cedere il testimone, fa infuriare ancora di più i governatori che si stanno battendo per arrivare a una guida collegiale della Lega.
«Matteo non ha proprio capito. Gioca a fare il bullo», sono i commenti che corrono tra i detrattori del ministro. Statuto attuale alla mano, Salvini sa benissimo che è blindato.
Per sfiduciarlo da segretario occorre che il cinquanta per cento più uno dei componenti del consiglio federale si dimetta o chieda le dimissioni del leader. Impossibile, «in consiglio federale ha messo tutti i suoi fedelissimi», sostiene la fazione degli amministratori del Nord legata ai tre governatori e all’ex presidente Zaia. Se vuole restare segretario, continui pure, è il ragionamento.
Cosa dicono gli esperti
Si ritroverà ad essere il leader «di un partito tascabile». E per tascabile si intende una Lega al tre per cento. «I sondaggi saranno inesorabili», sono convinti.
E la vicenda Vannacci ha con sé un peso enorme che può portare al tracollo del Caroccio. Di questo è convinto il fronte del Nord, che gioca ancora a carte coperte ma che nei conciliaboli interni è un fiume in piena. «È troppo facile per Salvini liquidare la vicenda con un “non mi frega più”».
Aver aperto le porte della Lega al generale «è stato un errore gravissimo e il conto lo stanno pagando il partito e il governo». Ancora non si sa se questo fiume in piena strariperà. Tra le voci che circolano dentro e fuori la Lega c’è anche quella di una possibile nuova scissione.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





