
L’oleodotto di Fujairah: così gli Emirati fuori dall’Opec bypassano Hormuz
Leggi in app L’oleodotto di Fujairah: così gli Emirati fuori dall’Opec bypassano Hormuz dalla nostra inviata Laura Lucchini () Inaugurata nel 2012 dopo un investimento di 3,3 miliardi di dollari, la struttura ha una...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L’oleodotto di Fujairah: così gli Emirati fuori dall’Opec bypassano Hormuz dalla nostra inviata Laura Lucchini () Inaugurata nel 2012 dopo un investimento di 3,3 miliardi di dollari, la struttura ha una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno, espandibile fino a 1,8. Non attraversa le acque contese tra Iran e Oman 30 Aprile 2026 alle 09:26 2 minuti di lettura DUBAI – L’ uscita degli Emirati Arabi Uniti dalla Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) dopo quasi sessant’anni di partnership sta già cambiando il panorama del mercato energetico del Medio Oriente. A partire da domani, Abu Dhabi sarà libera dai limiti di produzione – imposti principalmente dall’Arabia Saudita – e potrà aumentare la produzione del greggio fino alle sue massime capacità.
L’intera mossa ha spostato l’attenzione sull’oleodotto di Habshan-Fujarah , l’infrastruttura che permette agli emirati di bypassare lo Stretto di Hormuz e che diventa simbolo di questa transizione. L’agenzia di stampa ufficiale Wam ha comunicato martedì la scelta con toni misurati ma inequivocabili: “una decisione sovrana in base a visione strategica di lungo termine” e “interesse nazionale”. Tradotto dal linguaggio diplomatico: basta quote imposte da Riad, basta coordinamento che frenava la produzione emiratina (attorno ai 4,8 milioni di barili al giorno di capacità).
I dettagli
Abu Dhabi vuole pompare di più, vendere il greggio come meglio crede e, soprattutto, garantirsi che quel petrolio arrivi a destinazione anche mentre la guerra con l’Iran ha trasformato Hormuz in un imbuto quasi impraticabile. Ed è qui che entra in scena Fujairah. Inaugurato nel 2012 dopo un investimento di 3,3 miliardi di dollari, l’oleodotto Habshan-Fujairah, noto anche come Abu Dhabi Crude Oil Pipeline (Adcop), ha una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno, espandibile fino a 1,8.
Non attraversa le acque contese tra Iran e Oman. E’ meno esposto a droni o missili. Sbocca sul terminal di Fujairah, sull’Oceano Indiano, pronto per le rotte verso Asia, Europa e oltre.
In questi mesi di crisi, mentre il resto del Golfo soffre, le esportazioni da Fujairah sono già aumentate sensibilmente. La mossa emiratina svela retrospettivamente l’importanza di questa infrastruttura. Per anni l’oleodotto è stato presentato come misura di resilienza contro rischi geopolitici di una regione instabile.
Cosa dicono gli esperti
Oggi, con Hormuz bloccato, diventa lo strumento concreto che permette agli Emirati di svincolarsi dal cartello dei produttori. Gli altri attori del Golfo, legati al transito dello Stretto, restano ostaggio delle dinamiche di potere regionale. E l’uscita dall’Opec lo certifica.
Gli analisti guardano oltre: una volta riaperta la rotta tradizionale, la capacità emiratina libera da quote potrà riversarsi sul mercato in modo più agile, grazie proprio alla doppia via di esportazione.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





