
“No a Basaglia patrimonio Unesco, mio padre non va imbalsamato”
Leggi in app “No a Basaglia patrimonio Unesco, mio padre non va imbalsamato” di Sara Scarafia La figlia dello psichiatra che ha portato alla chiusura dei manicomi: “Non è un’icona morta del passato, si deve tenere viva...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app “No a Basaglia patrimonio Unesco, mio padre non va imbalsamato” di Sara Scarafia La figlia dello psichiatra che ha portato alla chiusura dei manicomi: “Non è un’icona morta del passato, si deve tenere viva la sua pratica” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 26 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura No alla «monumentalizzazione» di Franco Basaglia. No all’idea di «imbalsamare la sua opera rivoluzionaria e trasformativa in una vuota celebrazione della memoria». Perché lo psichiatra che ha portato alla legge 180 e alla chiusura dei manicomi non è «un’icona morta del passato» ma «una pratica», come rivendica con forza la figlia Alberta, impegnata per tenere viva l’eredità del padre e della madre Franca Ongaro Basaglia.
Una pratica che oggi è oggetto di «una sistematica demolizione». Pochi giorni fa da Gorizia è partito l’iter per candidare il pensiero di Basaglia a patrimonio Unesco. Una proposta bipartisan, avanzata da un consigliere comunale del Pd e rilanciata dal sindaco forzista e dalla Regione Friuli Venezia Giulia guidata dalla Lega.
L’Archivio Basaglia, guidato da Alberta, risponde con un documento nel quale spiega perché la proposta di piazzarlo «accanto al canto lirico, all’arte del pizzaiolo napoletano e alle eccellenze della cucina italiana, turba, allarma e stupisce». Con il documento è partita anche una raccolta di firme. Ad aderire, oltre a decine di psichiatri, psicoterapeuti e sociologi, anche Serena Dandini, i registi Costanza Quatriglio e Daniele Vicari, lo scrittore Mauro Covacich.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





