
Pensioni dello spettacolo, cento firme a Mattarella: “Assegni tagliati e arretrati da restituire”
Leggi in app Pensioni dello spettacolo, cento firme a Mattarella: “Assegni tagliati e arretrati da restituire” di Valentina Conte , Arianna Finos Da Sandrelli a Bentivoglio, da Morante a Boldi: l’appello sul contenzioso...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Pensioni dello spettacolo, cento firme a Mattarella: “Assegni tagliati e arretrati da restituire” di Valentina Conte , Arianna Finos Da Sandrelli a Bentivoglio, da Morante a Boldi: l’appello sul contenzioso ex Enpals. Coinvolti negli anni 300-400 lavoratori. L’Inps: «Ci adeguiamo alla Cassazione» 03 Maggio 2026 alle 03:00 3 minuti di lettura ROMA — Hanno fatto causa, hanno vinto nei tribunali, hanno ottenuto aumenti e arretrati.
Poi la Cassazione ha ribaltato l’orientamento. E ora molti lavoratori dello spettacolo si ritrovano con la pensione tagliata e le somme già incassate da restituire all’Inps. È il contenzioso sull’ex Enpals, l’ente previdenziale dei lavoratori dello spettacolo ora confluito in Inps, che spinge cento artisti e maestranze a scrivere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella .
I dettagli
Tra loro Stefania Sandrelli , Fabrizio Bentivoglio , Laura Morante , Massimo Boldi , Marco Risi , Fiammetta Izzo . La platea coinvolta negli anni è più ampia: tra 300 e 400 persone. I firmatari denunciano una «grave incertezza giuridica».
Dall’Inps fanno sapere però che con il consolidarsi dell’orientamento della Cassazione, l’Istituto «è tenuto ad adeguarsi», recuperando le somme erogate e non dovute «nel rispetto delle modalità previste dalla normativa vigente». Il nodo della quota B La vicenda ruota attorno al calcolo della pensione di questi lavoratori. Più precisamente della quota B, la parte dell’assegno legata ai contributi maturati dopo il 1992.
Il punto è il tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile: la soglia massima di compenso giornaliero che può entrare nel calcolo della pensione. Secondo i ricorrenti, la riforma del 1997 non avrebbe mantenuto per la quota B il vecchio limite delle 315 mila lire al giorno, poi rivalutate. Quel tetto, sostengono, doveva valere solo per la quota A, cioè per la parte di pensione legata ai contributi precedenti al 1993.
Cosa dicono gli esperti
Averlo applicato anche alla quota B avrebbe ridotto gli assegni e spezzato il rapporto tra contributi versati e pensione riconosciuta. La svolta della Cassazione Per anni i giudici di merito hanno dato ragione ai pensionati. Nella lettera al Quirinale si parla di circa 250 sentenze del Tribunale di Roma confermate in appello, oltre 50 passate in giudicato e altre decine in diversi fori.
Su quella base sono arrivati ricalcoli, aumenti mensili e arretrati. Poi, dal dicembre 2022, la Cassazione ha cambiato rotta. Per la Suprema Corte quel tetto non è mai stato cancellato: continua a valere anche per la quota B.
In sostanza, oltre quel limite giornaliero, la retribuzione eccedente non può essere considerata nel calcolo della pensione. La ragione indicata dai giudici è l’equilibrio della gestione previdenziale: eliminare il tetto solo per questa parte della pensione, secondo la Cassazione, avrebbe prodotto uno squilibrio tra contributi e prestazioni. La posizione dell'Inps L’Inps richiama proprio l’orientamento della Cassazione.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





