
Aprire ai russi e chiudere la Biennale
Leggi in app Aprire ai russi e chiudere la Biennale di Stefano Cappellini Pietrangelo Buttafuoco () La soluzione radicale del presidente della rassegna L'ascolto è riservato agli abbonati premium 01 Maggio 2026 alle...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Aprire ai russi e chiudere la Biennale di Stefano Cappellini Pietrangelo Buttafuoco () La soluzione radicale del presidente della rassegna L'ascolto è riservato agli abbonati premium 01 Maggio 2026 alle 01:00 1 minuti di lettura Pietrangelo Buttafuoco si è così affezionato all’idea di riaprire il padiglione russo in occasione della Biennale Arte da arrivare alla soluzione più radicale: lascia aperto il padiglione e chiude la Biennale. Pur di tenere il punto su una decisione che ha contrariato Commissione europea, Europarlamento, lo stesso governo italiano che lo ha insediato e i cittadini del mondo non abbonati a Russia today, il presidente della Biennale ha cambiato i connotati alla rassegna. Si è dimessa la giuria internazionale , che aveva annunciato di voler escludere dalle premiazioni Russia e Israele, è saltata la cerimonia d’inaugurazione, sono stati aboliti i Leoni tradizionali.
I premi li darà il pubblico a fine mostra. Una soluzione che, in attesa del parere di quella parte di comunità internazionale che guarda con sconcerto al caos etico e organizzativo di questa Biennale, ha ricevuto ieri l’incondizionato plauso di un importante amatore, Matteo Salvini . Chissà che non ci scappi un premio del popolo per un artista di Novosibirsk.
I dettagli
Buttafuoco ha ignorato la resistenza attiva del ministro della Cultura Alessandro Giuli e l’opposizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ieri in conferenza stampa dopo il cdm si è candidamente arresa: «Sulle dinamiche di questa vicenda mi sono leggermente persa», ha detto. Buttafuoco potrà così ricevere la delegazione di regime in arrivo da Mosca per quello che lui stesso, annunciandolo, ha definito un atto di “politica estera”. Lo è, in effetti, e a Mosca non ne sono meno consapevoli che a Bruxelles o Roma, come dimostra il fitto e imbarazzante carteggio con il quale Biennale e autorità russe hanno istruito la pratica per fare della Laguna il luogo del grande ritorno in società dell’arte gradita al Cremlino.
Buttafuoco ha già spiegato, forse immaginandola come una compensazione, che la Biennale ospiterà un omaggio al filosofo russo dissidente Pavel Aleksandrovič Florenskij . Non dissidente di Putin, ci mancherebbe. Florenskij ha il grande merito di aver dissentito nei lontani anni Trenta del secolo scorso.
Nel frattempo, in Russia è stato riabilitato ed è uno dei pensatori che, tra una strage di civili ucraini e l’altra, l’accademia putiniana ha recuperato come padri del pensiero della Grande Russia. La Biennale di Buttafuoco risparmia su premi e giuria, mica sulla politica estera. Questo è un articolo a pagamento, ma oggi te lo regaliamo.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





