
Dietro Sinner, una generazione di combattenti di talento
Leggi in app Dietro Sinner, una generazione di combattenti di talento di Claudio Giua Jannik Sinner La rubrica Monday’s Net 09 Maggio 2026 alle 21:43 3 minuti di lettura Non è una generazione di fenomeni perché l’unico...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Dietro Sinner, una generazione di combattenti di talento di Claudio Giua Jannik Sinner La rubrica Monday’s Net 09 Maggio 2026 alle 21:43 3 minuti di lettura Non è una generazione di fenomeni perché l’unico fuoriclasse certificato è Sinner: è una generazione di talentuosi combattenti, al netto delle eventuali fragilità dei giovani di oggi, peraltro non dissimili da quelle che cantava Gaetano Curreri nel 1991. Comunque, sono ragazzi che sanno giocare e soffrire, e a noi basta così. Curioso, piuttosto, che sette italiani ancora in corsa al Foro siano del 2001 (in ordine di comparizione: Elisabetta Cocciaretto, 25 gennaio; Matteo Arnaldi, 22 febbraio; Mattia Bellucci, 22 giugno; Jannik, 16 agosto) o del 2022 (Lorenzo Musetti, 3 marzo; Flavio Cobolli, 6 maggio; Luciano Darderi; 19 settembre).
Sono nati negli anni dell’attacco qaedista all’Occidente e delle guerre in Iraq e Afganistan, quando, più o meno, si stava come adesso. Nel 2011, alcuni di loro s’incrociavano già nei tornei. Sinner no, lui di fatto aveva saltato la routine degli under qualcosa, indeciso com’era tra tennis e sci, mentre Darderi era appena sbarcato da un aereo proveniente da Buenos Aires.
I dettagli
Tutti, comunque, adesso si trovano più o meno ogni settimana sui campi dei Masters 1000 e degli Slam, da Melbourne a Cincinnati, da Wimbledon a Shangai. Cinque giorni fa, accogliendo al Quirinale le nazionali vincitrici della Davis e della Billie Jean King Cup, Sergio Mattarella aveva descritto il tennis azzurro come una realtà consolidata, non un episodio o una fiammata. Considerando gli italiani sopravvissuti ai secondi turni di venerdì e sabato, è una corretta constatazione tecnica e statistica.
La conferma viene dai match di Bellucci, Cobolli e Sinner, che personalmente mi sono costati dodicimila passi di avant’indrè dalla Supertennis Arena alla BNP Paribas Arena e infine al Centrale. Il giovane bustocco allievo di Luca Chiappini parte male contro Tomas Martin Etcheverry, testa di serie 24 degli Internazionali d’Italia, ma poi cambia marcia: nel secondo set ottiene due break netti, nel terzo si concede un brivido nel game d’apertura (deve annullare tre palle break consecutive), ma da lì in poi tiene il servizio con autorità, risponde bene alle bordate dell’argentino e porta a casa il match per 5-7 6-2 6-3. Cobolli fa meno fatica contro l’intelligentissimo coetaneo Terence Atmane, dilagando dopo il primo set di equilibrio deciso da un set point salvato sul 4-5 e dal tiebreak dominato 7-1.
Da lì il francese 51 ATP si scioglie e perde anche le staffe. Il romanista Flavio non si lascia influenzare dai cori pre-partita dei tifosi laziali nell’adiacente Olimpico, che diventano afoni man mano che l’Inter fa polpette dell’undici di Maurizio Sarri. Il mio amico Massimo, altrettanto romanista, si dice addirittura convinto che le traversie biancazzurre a cento metri in linea d’aria spingano il numero 12 ATP a chiudere in fretta in confronto con Atmane sul 7-6 6-2.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





