
Dubai, con il turismo fermo gli hotel si rifanno il look: il Jumeirah Burj Al Arab riaprirà a fine 2027
Leggi in app Dubai, con il turismo fermo gli hotel si rifanno il look: il Jumeirah Burj Al Arab riaprirà a fine 2027 di Micol Passariello Jumeirah Burj Al Arab Con la crisi del Golfo, molte delle strutture alberghiere...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Dubai, con il turismo fermo gli hotel si rifanno il look: il Jumeirah Burj Al Arab riaprirà a fine 2027 di Micol Passariello Jumeirah Burj Al Arab Con la crisi del Golfo, molte delle strutture alberghiere di superlusso emiratine colgono l’occasione per aggiornarsi. Quello forse più eclatante ha avviato un rinnovamento che durerà un anno e mezzo 06 Maggio 2026 Aggiornato alle 08:59 2 minuti di lettura Il Park Hyatt Dubai, l’Armani Hotel all’interno del Burj Khalifa, il St. Regis Dubai The Palm, l’Anantara Word Islands Dubai Resort, il JWMarriott Marquis Hotel Dubai, il Radisson Blu Hotel di Dubay Media City.
Con il turismo congelato dall’attuale situazione geopolitica, Dubai si ferma e coglie l’occasione per rifarsi il look. Il mondo dell’ospitalità si ferma. Chiudono per restauro molti degli indirizzi più noti e blasonati della metropoli emiratina, approfittando della fase di stasi per rinnovare camere, ristoranti, spa e servizi, sperando di tornare presto ad attrarre viaggiatori da ogni dove.
I dettagli
Ma il restyling più chiacchierato è quello del Burj Al Arab, emblema della città stessa, parte del gruppo Jumeirah, che chiude per la prima volta dalla sua apertura, dedicandosi a un accurato restauro dei suoi spazi. Prima volta dall’apertura, nel 1999 Inaugurato nel 1999, l’hotel è diventato subito uno dei simboli dell’ospitalità di lusso della città. Con la sua struttura a forma di vela, tra le più fotografate al mondo, e un design interno opulento, luccicante di marmi e oro, l’albergo ha contribuito a ridefinire lo skyline della città: quando è stato completato, alla fine degli anni Novanta, non si era mai vista una struttura così.
In una Dubai in pieno fermento, disseminata di cantieri, “la vela” – come tutti la chiamano da sempre – era il futuro: un grattacielo che si staccava dal contesto emergendo tra deserto e mare. Il rooftop panoramico dalla vista circolare, l’atrio alto 180 metri scale, balconate e giochi d’acqua, il ristorante sommerso con le pareti-acquario, la pista per gli elicotteri sospesa nel vuoto, la piscina a sfioro nell’acqua del mare: non si era mai visto niente del genere. Sette stelle, ecco perché Si diceva che avesse “sette stelle”: non esiste una classificazione del genere nel settore ospitalità, ma le solite cinque per tutto quello sfarzo non bastavano neanche.
I numeri sono da record: un imponente atrio alto ben 180 metri, tra fontane a cascata e acquari popolati da 400 specie tra pesci, squali e razze, quasi 1. 790 metri quadrati di foglia d’oro a 24 carati attraversano gli ambienti, insieme a 86. 500 cristalli Swarovski applicati a mano.
Oltre 30 varietà di marmo Statuario, la stessa utilizzata da Michelangelo, rivestono circa 24. 000 metri quadrati di pareti e pavimenti, e poi specchi, mosaici e chi più ne ha più ne metta: non si è badato a spese insomma.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





