
Educazione emotiva questa sconosciuta, solo 1 italiano su 4 alfabetizzato alle emozioni
Sull’educazione emotiva - ovvero la capacità di riconoscere, nominare, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri - l’Italia ha ancora strada da fare. In particolare il mondo maschile, seppur...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Sull’educazione emotiva - ovvero la capacità di riconoscere, nominare, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri - l’Italia ha ancora strada da fare. In particolare il mondo maschile, seppur percependosi "molto consapevole" della propria emotività (40%), rimane prigioniero dell’impulsività e fatica ancora a gestire i propri stati emotivi e i comportamenti che ne conseguono, con solo il 15% che afferma di riuscire a farlo pienamente. E' quanto emerge dal MINDex 2026 - Il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani, realizzato dal servizio di psicologia online Unobravo insieme a Ipsos Doxa in occasione del mese della Consapevolezza sulla Salute Mentale e dedicato quest’anno allo stato dell’educazione emotiva nel nostro paese.
Solo 1 italiano su 4 è stato educato alle emozioni ma oltre tre quarti sostengono che l’educazione emotiva ricevuta ha influenzato il loro modo di relazionarsi con gli altri. Uomini più sicuri delle donne rispetto alla propria competenza emotiva ma anche più riluttanti a prendersi cura del proprio benessere psicologico. E la consapevolezza, nella maggior parte dei casi, non si traduce in capacità di gestire le situazioni emotivamente difficili.
I dettagli
Da un lato, oltre il 60% degli uomini sostiene di aver ricevuto supporto emotivo in famiglia, ad esempio nel riconoscere e comprendere le emozioni - contro solo il 44% delle donne. Dall’altro, nonostante questi dati facciano pensare ad un’apertura maggiore del genere maschile, in caso di necessità solo 1 uomo su 3 chiederebbe aiuto senza difficoltà a un professionista (contro oltre la metà del campione femminile). "Il MINDex 2026 conferma come i più restii a chiedere un sostegno psicologico siano proprio gli uomini che - come mostrano diversi studi, e anche i nostri - possono percepire emotività e vulnerabilità come elementi distanti dal loro modo di essere e dall’educazione ricevuta.
Gli uomini chiedono meno aiuto, arrivano più tardi a farlo e spesso lo fanno quando il disagio è già diventato difficile da gestire. Alla base c’è anche un’educazione emotiva che, fin dall’infanzia, tende a semplificare, contenere o negare ciò che si prova, invece di insegnare a riconoscerlo e attraversarlo. Questo ha un impatto reale sulla qualità della vita, delle relazioni e sulla capacità di prendersi cura di sé", commenta Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo sottolineando che la campagna è dedicata quest'anno all'universo maschile, con il sostegno della no-profit Mica Macho, per sensibilizzare a superare le esitazioni e a rivendicare il diritto di chiedere aiuto.
Gen Z: prevale l'impulsività. L’affetto il sentimento più difficile da articolareDalla ricerca emerge anche un quadro articolato della Gen Z (18-29 anni), che vede solo 1 donna Gen Z su 4 riferire di comprendere bene il proprio mondo interiore rispetto a oltre il 40% degli uomini della stessa generazione.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





