
La politica lasci in pace la musica
Leggi in app La politica lasci in pace la musica di Gino Castaldo La gigantesca sagra strapaesana dell’Eurovision dovrebbe essere un divertimento, un gioco di curiosità, baracconi circensi e, quando va bene, di tanto in...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app La politica lasci in pace la musica di Gino Castaldo La gigantesca sagra strapaesana dell’Eurovision dovrebbe essere un divertimento, un gioco di curiosità, baracconi circensi e, quando va bene, di tanto in tanto una bella canzone L'ascolto è riservato agli abbonati premium 17 Maggio 2026 alle 05:00 1 minuti di lettura Trionfo di lanciafiamme, tormentoni bulgari a suon di “bangaranga”, figure danzanti dell’Azerbaigian, languide melodie estoni e, sopra ogni cosa, lo sventolio tricolore di Sal Da Vinci. Detta così sembrerebbe una canzone di Battiato e invece è l’Eurovision dove, non dimentichiamolo, per quanto possa sembra sembrare incredibile, Battiato andò e cantò con AliceI treni di Tozeur. Ma nello “ya ya ya” scandinavo che rimane un marchio immancabile di ogni edizione, nella beata felicità virtuale della festa, qualcosa si è incrinato.
Hai voglia a tenere fuori la politica. La musica ha nel suo dna uno spiritello indomabile e, se occorre, anche vendicativo. Se la politica decidi, in modo programmatico, di tenerla fuori dalla porta principale, è proprio la volta in cui ti rientra dalla porta di servizio.
I dettagli
Da questo punto di vista Israele non è un cliente facile e quest’anno è stato un cliente molto ma molto difficile. () Era ovvio che il concorrente israeliano fosse in missione per conto del “rewashing” e quindi è stato proprio lui a portare un fine “politico”: lo dimostrano l’impegno, le campagne promozionali, le pressioni esercitate da Israele su un concorso apparentemente innocuo e fuori dai giochi. La gigantesca sagra strapaesana dovrebbe essere un divertimento, un gioco di curiosità, baracconi circensi e, quando va bene, di tanto in tanto una bella canzone.
Soprattutto, pensando alla vocazione iniziale, dovrebbe essere un modo per dare una sbirciatina alle altre nazioni europee di cui musicalmente sappiamo poco o nulla. Ma è stato anche l’occasione per aggiungere confusione su confusione a proposito di un tema delicato e vitale: la libertà dell’arte. L’arte, somma o popolare che sia, perfino una canzone appena amabile dell’Eurovision “deve” essere libera e mai condizionata, mai rifiutata a priori, politica o non politica che sia.
Ma questo attiene agli artisti, non alle rappresentanze ufficiali delle nazioni e delle loro istituzioni. Lì si deve avere il coraggio di tenere fuori la politica, soprattutto quando ha bisogno di ripulire la propria immagine. Questo è un articolo a pagamento, ma oggi te lo regaliamo.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





