
L’area di rigore
Leggi in app L’area di rigore di Angelo Carotenuto Il libro di Marco Ciriello, una raccolta di poesie dedicate a giocatori, allenatori, raccontatori del calcio 18 Maggio 2026 Aggiornato alle 10:08 2 minuti di lettura...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L’area di rigore di Angelo Carotenuto Il libro di Marco Ciriello, una raccolta di poesie dedicate a giocatori, allenatori, raccontatori del calcio 18 Maggio 2026 Aggiornato alle 10:08 2 minuti di lettura Come si trattiene qualcosa che se ne sta andando? È la domanda che pone un libro uscito in questi giorni, una raccolta di poesie dedicate a giocatori, allenatori, raccontatori del calcio, tutte figure scomparse. Si intitola Domani nell’area di rigore pensa a me (Del Vecchio Editore), un debito a Javier Marías, e lo ha scritto Marco Ciriello usando il calcio come lingua privata per una serie di “tentativi di salvataggio”.
L’area di rigore è un posto di decisioni e di pericoli, un luogo di corpi dove viene richiesta presenza mentale. Chiedere a qualcuno di pensarti lì vuol dire portare il sentimento nel punto dell’esposizione al dolore, perché queste poesie sono una galleria di apparizioni ferite, ritratti allucinati e colti, dove la storia si mescola al cinema, la politica al romanzo, e tutto diventa mito privato. Ciriello pratica la collisione dei piani come metodo.
I dettagli
Smonta Beckenbauer e Chinaglia, Socrates e Mihajlović, e poi li rimonta con altre cose. Li accende in immagini improvvise, li fa convivere con Nietzsche e Diabolik, Joyce e l’Orso Yoghi, senza che Beckenbauer e gli altri smettano di essere riconoscibili. L’onirico è un modo per dire meglio il reale, una forma elastica per catturare quello che le cronache non dicono più.
Marco Ciriello è uno straordinario raccontatore del dolore. Lo ha mostrato soprattutto in Per favore non dite niente e Le sorelle Misericordia. Ma è pure quello che Eduardo avrebbe chiamato sfuttitore, un giocoliere dell’ironia, della parodia e dell’accumulo - come si vede ne I calciatori selvaggi e ne Il catenaccio mi sta antipatico.
Nel Ciriello del dolore conta la capacità di deformare il tempo, nel Ciriello dell’accumulo un gesto sopravvive al risultato. Usa il calcio e il dolore per fare la stessa cosa, strappare una figura o un istante alla sua banalizzazione. Quando scrive di campioni giganteschi, li piega quasi sempre verso la malinconia, così le stelle restano stelle, ma sono incrinate, sbeccate, attraversate dalla perdita.
Cosa dicono gli esperti
Il libro ha un’ossessione, e qui l’ossessione è un pregio. Cerca una specie di giustizia poetica per figure amate, ogni tanto trasformando il ritratto in evocazione o scongiuro . Anche per questo la raccolta tiene insieme icone immense e figure laterali, Cruyff con D’Amico, Yashin con Giuliani, Musella con Pelé.
Il catalogo, se ha un canone, non vive di fama. Ciriello scrive per addensamento e scarti rapidi, convinto — verrebbe da dire — che un libro eccedente sia sempre preferibile a uno composto. Le sue poesie sono fotografie mosse, dentro hanno amore autentico e una lingua che rischia.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





