
L’Iran non si fida degli Stati Uniti: “Se attaccano creiamo la bomba”
Leggi in app L’Iran non si fida degli Stati Uniti: “Se attaccano creiamo la bomba” di Gabriella Colarusso Alla vigilia del summit in Cina, i pasdaran alzano il tiro: “Chiunque metterà piede sul nostro territorio subirà...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L’Iran non si fida degli Stati Uniti: “Se attaccano creiamo la bomba” di Gabriella Colarusso Alla vigilia del summit in Cina, i pasdaran alzano il tiro: “Chiunque metterà piede sul nostro territorio subirà gravi danni” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 13 Maggio 2026 alle 01:00 1 minuti di lettura Sperando che l’agnello Trump finisca nella bocca del lupo Xi, l’Iran chiarisce ancora, dovesse essercene bisogno, che non si considera sconfitto dalla guerra americano-israeliana e non intende negoziare a condizioni diverse dalle sue. L’ultimo avvertimento arriva dal portavoce della commissione sicurezza del parlamento, Ebrahim Rezaei, che si è fatto notare nelle ultime settimane per un postura parecchio radicale. «Una delle opzioni dell’Iran, in caso di un nuovo attacco, potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%», il grado militare che serve per un’arma atomica, ha detto ieri mentre il presidente americano si imbarcava per Pechino e il faccia a faccia politico più importante di questi mesi.
Iran, le news sulla guerra in diretta Trump: “Tregua appesa a un filo”. L’Iran lascia i negoziati Majed Al Ansari: “La trattativa non è ancora morta” Trump va in missione da Xi indebolito da guerra e dazi L’Iran risponde agli Usa, Trump: “Ci prendono in giro” Iscriviti a "La sottile linea rossa", la nuova newsletter di Gianluca Di Feo Gli iraniani temono che Trump cercherà di fare pressioni sulla Cina perché costringa l’alleato a fare concessioni decisive sul nucleare e a riaprire lo stretto di Hormuz, ma contano sul fatto che Pechino non lo farà, nonostante dipenda dal canale per circa il 40% delle sue forniture di petrolio. «La Cina sa che questa guerra è una sconfitta strategia per l’America e non cercherà di migliorare la situazione a Trump anche se Trump potrebbe fingere di avere piena sintonia con Xi Jinping sul conflitto», dice un analista di Teheran che preferisce non rivelare la sua identità su questioni di cui non è autorizzato a parlare.
Il presidente americano, dal canto suo, cerca di sparigliare: l’uranio arricchito sepolto sotto le montagne di Isfahan dai bombardamenti americani può essere recuperato solo «da due paesi», gli Stati Uniti e la Cina, ha detto, perché sono gli unici due che hanno le tecnologie per farlo. Gli iraniani hanno già chiesto esplicitamente un coinvolgimento della Cina come garante della fine della guerra e di qualsiasi potenziale accordo, resta da capire se Trump vorrà indebitarsi con Xi Jinping chiedendogli un aiuto nel conflitto con Teheran e in cambio di cosa. Pechino ha legami saldi con la Repubblica islamica, cui ha continuato ha fornire beni commerciali e dual use durante la guerra.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





