
L’ultimo atto della monarchia
Leggi in app L’ultimo atto della monarchia di Ezio Mauro L'ascolto è riservato agli abbonati premium 12 Maggio 2026 alle 00:01 10 minuti di lettura Tra di loro, in codice, lo chiamavano “Mario”: arrivava agli incontri a...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L’ultimo atto della monarchia di Ezio Mauro L'ascolto è riservato agli abbonati premium 12 Maggio 2026 alle 00:01 10 minuti di lettura Tra di loro, in codice, lo chiamavano “Mario”: arrivava agli incontri a casa di una dama di corte al Palatino rigorosamente in incognito, senza nemmeno una croce sulla talare nera, attraverso percorsi tortuosi, rinunciando talvolta anche all’automobile per proteggersi dentro il coupé, una delle ultime carrozze a quattro ruote chiusa e trainata dai cavalli. Giovan Battista Montini, sostituto alla segreteria di Stato nel regno di Pio XII, fin dal 1942 affidava alla sua prudenza più che alla Provvidenza quel filo carbonaro esile ma resistente teso tra il Vaticano e la corte, più precisamente quell’entourage di nobildonne, artisti, poeti e intellettuali che beveva champagne e sognava la fronda, attorno allo spirito autonomo di Maria José, indipendente e insofferente, quindi per il codice reale sabaudo quasi ribelle.
Da principessa coltivava rapporti con gli antifascisti, con gran dispetto del suocero re; nella stagione del referendum aveva confidenza con papa Pacelli e una consuetudine ammantata di cospirazione con il ministro degli Interni della Santa Sede, custode del sigillo papale, che diventerà poi pontefice col nome di Paolo VI. Questa familiarità della nuova regina, unita alla devozione di re Umberto II, consigliarono i sovrani di cercare protezione dalle turbolenze politiche (che si annunciavano minacciose e incontrollabili) proprio in Vaticano, chiedendo alla segreteria di Stato che i sacri palazzi ospitassero i loro figli bambini, perché il Quirinale circondato da voci e sospetti di assalti non era più sicuro.
I dettagli
A sorpresa, la risposta di Montini fu negativa: non si può, «la responsabilità sarebbe troppo grande». Così Umberto e Maria José scoprirono di colpo l’impotenza sovrana, la solitudine reale, e la realpolitik della Chiesa.
Proprio la scheda benedetta è la vera carta di riserva che fa sperare il fronte monarchico in vista del referendum ormai imminente. Una speranza che deve concretizzarsi in tre mosse: incassare l’appoggio della Santa Sede, facendo leva sulla paura dei comunisti ma soprattutto sul timore oscuro che la Repubblica porti con sé un vento riformatore capace di far vacillare il vecchio ordine costituito; scuotere e ingaggiare la rete organizzata del mondo cattolico ramificato nel Paese fino ai piccoli villaggi, dalle curie vescovili alle parrocchie, alle associazioni di giovani, uomini e donne, all’Azione Cattolica, al Cif, il Centro Italiano Femminile; convogliare queste preoccupazioni e queste mobilitazioni sulla Democrazia Cristiana, per battere quelle tentazioni moderniste e repubblicane che si stanno allargando alla base e al vertice del partito e convertirle nello sprint finale a sostegno della Corona.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





