
Netanyahu in difficoltà tra le frecciate del tycoon e la popolarità a picco
Leggi in app Netanyahu in difficoltà tra le frecciate del tycoon e la popolarità a picco dal nostro inviato Daniele Castellani Perelli (agf) Il 59% della popolazione crede che il leader israeliano farebbe meglio a non...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Netanyahu in difficoltà tra le frecciate del tycoon e la popolarità a picco dal nostro inviato Daniele Castellani Perelli (agf) Il 59% della popolazione crede che il leader israeliano farebbe meglio a non ricandidarsi alle elezioni del prossimo ottobre L'ascolto è riservato agli abbonati premium 21 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Doveva essere la sua carta vincente. E invece, giorno dopo giorno, si sta trasformando in una valanga che può segnare la sua fine politica. Fino a poco tempo fa Benjamin Netanyahu si vantava di essere l’unico leader israeliano in grado di farsi ascoltare dal presidente americano Donald Trump.
Ora però l’improvvisa impopolarità del tycoon a causa della condotta della guerra con l’Iran e le offese e le minacce con cui egli continua a rivolgersi all’amico e alleato stanno mettendo in crisi la campagna elettorale del premier in vista del voto d’autunno. Ieri Trump ha continuato a fare esternazioni che mettono in imbarazzo Netanyahu. Prima affermando di aver spinto Israele a un cessate il fuoco con il Libano – rafforzando così l’immagine di un “Bibi” a lui subalterno.
I dettagli
E poi ripostando sul social Truth un articolo che sostiene egli abbia in mano le carte per la vacillante rielezione dell’alleato, così rendendo ancora più chiaro il senso delle sue parole di due giorni prima, quando aveva messo in dubbio il suo endorsement elettorale per Netanyahu. Colpisce peraltro l’uso dell’immagine delle carte, perché riecheggia quel «Non hai le carte» che Trump rivolse sprezzante a Volodymyr Zelensky e arriva pochi giorni dopo quel «Netanyahu dovrebbe dirci grazie» che a sua volta rimanda a uno storico rimprovero al leader ucraino. Sembrano lontani i tempi in cui Trump passava il capodanno a Mar-a-Lago con lui, anche se era solo meno di sette mesi.
Oggi l’ipotesi di una visita in Israele per spingere l’alleato in campagna elettorale appare fantapolitica. E che l’endorsement sia in dubbio è confermato dalla notizia, riportata da Channel 12, secondo cui funzionari dell’amministrazione avrebbero avviato contatti dietro le quinte con i leader dell’opposizione israeliana, tra cui Naftali Bennett e Gadi Eisenkot, i principali candidati alla successione di Netanyahu. Non bastasse Trump, i sondaggi allarmano sempre di più il premier.
Il partito Yashar dell’ex generale Eisenkot è in ascesa e avrebbe raggiunto a 22 seggi il suo Likud, mentre Insieme, di Bennett e Yair Lapid, lo tallona da vicino. Ma c’è un altro rilevamento, pubblicato ieri, che fa ancora più male: un’indagine di Channel 12 ha rilevato che il 59% degli intervistati ritiene che Netanyahu non dovrebbe ricandidarsi, e solo il 33% è favorevole. Il premier può vantare la decapitazione di Hamas e Hezbollah, ma l’ultima guerra non ha portato affatto alla caduta del regime iraniano, che si è addirittura rafforzato.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





