
Quella atlantica è un’alleanza solo a parole
Leggi in app Quella atlantica è un’alleanza solo a parole di Lucio Caracciolo Un estratto “Lo scisma d’Occidente”, il nuovo numero di Limes, da oggi nelle edicole L'ascolto è riservato agli abbonati premium 09 Maggio...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Quella atlantica è un’alleanza solo a parole di Lucio Caracciolo Un estratto “Lo scisma d’Occidente”, il nuovo numero di Limes, da oggi nelle edicole L'ascolto è riservato agli abbonati premium 09 Maggio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Nella sintesi del più acuto esponente della destra reazionaria americana, il politologo di nascita italiana naturalizzato statunitense Angelo Maria Codevilla (1943-2021), teorico dell’America First: «Il governo degli Stati Uniti è insieme sovra-armato e impotente, sovra-alleato e in contrasto con la maggior parte dell’umanità – persino con il suo stesso popolo». I corsivi sono nostri a marcare la catena logica e fattuale che attribuisce la catastrofe strategica degli Usa all’eccesso di armi e alleanze. Tradotto: la Nato è la malattia dell’America.
Le invettive trumpiane contro gli europei scrocconi che al momento del bisogno – soccorrere gli americani nell’insana avventura di Hormuz – si tirano indietro sono la punta di un iceberg colossale, per decenni celato dal geopoliticamente corretto: la diffidenza degli americani verso gli europei e l’idea stessa di Europa - bene o male, il continente da cui i loro avi sono fuggiti. Lo scisma geopolitico in corso ha radici troppo robuste per immaginarlo reversibile. Iran, le news sulla guerra in diretta Colpite due navi iraniane.
I dettagli
Teheran: “Avventurismo Usa” Miller: “L’Iran ha tempo, vuole creare una nuova realtà” Quella atlantica è un’alleanza solo a parole, di Lucio Caracciolo Iscriviti a "La sottile linea rossa", la nuova newsletter di Gianluca Di Feo L’Europa è lo scudo dell’America. Nella contrapposizione fra Usa e Urss (poi Russia) i rispettivi imperi europei servivano a Washington e a Mosca come ring del loro eventuale scontro. I soci europei restano avvertiti che in caso di olocausto nucleare saranno le vittime sacrificali del primo scambio di colpi, affinché sia l’ultimo.
Come già esposto da Eisenhower nel 1951, gli americani non sono qui per morire al posto nostro: «Non possiamo essere una moderna Roma che protegge le frontiere lontane con le nostre legioni, perché queste non sono le nostre frontiere». Un punto decisivo resta sospeso da sempre, giacché se chiarito smantellerebbe l’alleanza: l’articolo 5 del Trattato nord-atlantico. Scritto con l’inchiostro simpatico del miglior gergo diplomatico, si è convenuto di volgarizzarlo garanzia che l’aggressione contro uno Stato membro provocherà la reazione di tutti.
Se così fosse, l’America sarebbe lo scudo degli europei, rovesciando la sua idea di Nato. È il segretario di Stato Acheson, con l’inchiostro del codicillo non ancora asciugato, a offrire l’interpretazione autentica che gli Stati Uniti hanno sempre dato e continuano a dare di quel famigerato articolo. Di fronte alla commissione Esteri del Senato, assicura: «L’articolo 5 non significa che gli Stati Uniti sarebbero automaticamente in guerra se una delle altre nazioni firmatarie fosse vittima di attacco armato.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





