
S&P conferma il rating BBB+ dell'Italia con outlook positivo
Standard and Poor's conferma il rating dell'Italia, lasciando immutata la valutazione effettuata a gennaio quando aveva attribuito al Paese il rating BBB+ migliorando però le prospettive di valutazione indicando un...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Standard and Poor's conferma il rating dell'Italia, lasciando immutata la valutazione effettuata a gennaio quando aveva attribuito al Paese il rating BBB+ migliorando però le prospettive di valutazione indicando un 'outlook' positivo. La decisione arriva al termine di una giornata nella quale i conti pubblici sono stati al centro dell'attenzione. La guerra in Iran e la chiusura di Hormuz ha avuto un impatto sui prezzi energetici e l'obiettivo del governo rimane quello di rimane quello di aiutare le famiglie e le imprese ad affrontare l'attuale fase.
Sul tema è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani che ha sostenuto la necessità che non ci siano solo interventi tampone sulle accise. "Non escludo una manovra correttiva", ha poi aggiunto in una giornata in cui lo spread è tornato a salire. Ma non è questa la strada che il governo ha imboccato.
I dettagli
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti punta invece ad ottenere maggiore flessibilità dall'Ue, utilizzando per l'energia la stessa clausola prevista per la difesa, che consente sforamenti di deficit. Lo spiegano fonti di governo, non si pensa a maggiori tasse o a strette di spesa, ma a sostenere famiglie e imprese in questo momento di congiuntura energetica difficile provocata dal blocco dello Stretto di Hormuz. Lo scenario inatteso del 2026 è quello della guerra all'Iran, con l'Italia alle prese con il morso dei rincari, esposta per un mix energetico fra i più sbilanciati in Europa verso gli petrolio e gas.
I malumori nel governo, serpeggiati per settimane nei confronti del Patto di stabilità riformato non più di due anni fa, ribollono mano mano che le statistiche registrano l'impatto dello shock energetico. Ed è il ministro degli Esteri - fra le tensioni per dossier spinosi come le nomine - a evocare la rottura con i vincoli imposti da Bruxelles da una parte, dai mercati dall'altra. "Adesso è fondamentale lavorare affinché l'Europa si renda conto che debba esserci più flessibilità per gli aspetti legati al costo dell'energia".
"Così come c'è più flessibilità sulle spese per la difesa, dovrebbe esserci anche sugli aumenti del prezzo dell'energia provocati da fattori esterni. Noi non abbiamo nulla a che fare con la guerra in Iran, ma ne paghiamo le conseguenze". Un'uscita da soppesare con la posizione che prenderà - oltre che il resto della maggioranza - anzitutto il Mef.
Il titolare Giancarlo Giorgetti, a fine aprile, aveva definito uno scostamento "nell'interesse degli italiani" rimettendo la decisione al Parlamento, fa i conti con un quadro complesso. Giusto oggi, intanto, con le aspettative di una pace in Iran non corroborate dal summit Trump-Xi Jinpping, i mercati in fibrillazione hanno fatto volare il petrolio Wti oltre 105 dollari e lo spread a 78 punti base, col Btp decennale a poca distanza dalla soglia del 4%. L'Italia è tornata a pagare più di tutti gli altri partner dell'area euro.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





