
Wescott: “L’uscita di Abu Dhabi spinta dall’America”
Leggi in app Wescott: “L’uscita di Abu Dhabi spinta dall’America” di Aldo Fontanarosa L'economista Robert Wescott "> L'economista Robert Wescott Intervista all’ex capo economista del presidente Clinton sulla guerra in...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Wescott: “L’uscita di Abu Dhabi spinta dall’America” di Aldo Fontanarosa L'economista Robert Wescott "> L'economista Robert Wescott Intervista all’ex capo economista del presidente Clinton sulla guerra in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz: “Si apre una settimana decisiva per i mercati finanziari” 04 Maggio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura ROMA – «L’opzione militare è di difficilissimo successo, quella diplomatica ancora più lontana. Temo che dovremo abituarci a una scomoda realtà, in cui lo Stretto di Hormuz resterà chiuso ancora a lungo». Robert Wescott, già capo economista di Clinton, dopo di allora – oltre a proseguire le sue analisi geopolitiche con il think tank Keybridge – ha fatto parte di «almeno una ventina di commissioni di alto livello convocate da vari presidenti, compreso il Trump I, per valutare l’importanza dei chokepoints, i colli di bottiglia sulle rotte marine: Hormuz, poi Suez, Bab el-Mandeb, lo stretto di Taiwan e quelli di Malacca, Gibilterra, Panama.
Per tutti si sono ipotizzate soluzioni più o meno fattibili. Ogni volta ci si lasciava dicendo: “Speriamo che non succeda”». Hormuz è chiuso: da due mesi il 20% del petrolio e del gas mondiale non passa.
I dettagli
«Quello che appariva impossibile è non solo reale ma sembra senza fine. Pare che le trattative segrete stiano proseguendo. Trump dice come sempre tutto e il contrario di tutto, dice che sta esaminando le proposte iraniane e nel frattempo prepara nuovi attacchi.
Lo sa dove conviene guardare secondo me? Dopo un iniziale sbandamento si sono ripresi e dimostrano una rimarchevole resilienza, imperniata sui 500 e più miliardi di investimenti nell’intelligenza artificiale in ballo ma anche su una sottile fiducia che la situazione si risolverà. Secondo me, quella che comincia oggi è la settimana decisiva.
Se c’è un crollo anche dei mercati finanziari, lasciate ogni speranza». Siamo una potenza energetica. Ma un gallone di benzina costa 5 dollari anche se fatto con petrolio made in Usa Ora gli Stati Uniti sono diventati, secondo Bloomberg, il maggiore esportatore di petrolio con 250 milioni di barili spediti all’estero in nove settimane, superando l’Arabia Saudita e divenendo un’ancora di salvezza parziale per Hormuz.
Cosa dicono gli esperti
«È dall’inizio del secolo che il fracking, prima con il gas e poi con il petrolio, ha reso l’America una potenza energetica. Ma per i meccanismi dei mercati, dettati per lo più dalle grandi compagnie, anche gli Usa risentono dei prezzi internazionali, e un gallone di benzina costa 5 dollari anche se fatto con petrolio made in Usa, peraltro raffinato spesso all’estero. Senza contare il disastro delle compagnie aeree.
Trump vuole abbassare il prezzo dei combustibili prima del midterm, e sta dando fondo alle riserve strategiche pur di contenere le importazioni.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





